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Business dei migranti, tra Ndrangheta e arresti

Salvo Ardizzone on 16 maggio 2017 - 04:01 in Cronaca, Primo Piano

Il business dei migranti ha subito un duro colpo assestato dalla Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri: il clan Arena gestiva l’indotto che ruotava attorno al più grande Cara d’Europa, quello di Isola capo Rizzuto, Crotone. Le accuse mosse sono pesantissime: associazione mafiosa, estorsione, malversazione, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture. Tra i coinvolti anche un sacerdote, don Edoardio Scordio, parroco di Isola capo Rizzuto, al quale sono stati versati 132 mila euro per una presunta assistenza spirituale, e il presidente della confraternita delle Misericordie, Leonardo Sacco, che da anni gestiva il Cara.

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Da quanto appurato dalla Dda di Catanzaro, il centro d’accoglienza “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto è stato infiltrato dai clan della Ndrangheta; in base a quanto dichiarato da Nicola Gratteri, dei 100 milioni di euro nel tempo assegnati alla struttura almeno 30 sono stati dirottati verso il clan Arena. Da quanto emerge si sono riscontrati anche casi di malversazione nei confronti dei migranti che, stando a quanto rivelato, sarebbero stati nutriti con cibo destinato ai maiali o non nutriti affatto, perché si giocava sul numero di pasti, servendone nei fatti assai meno di quante presenze figurassero.

L’inchiesta, denominata Johnny, ha rivelato che l’elevato flusso di finanziamenti, sia nazionali che europei, ha costituito la principale motivazione della pax mafiosa stipulata tra i clan Arena e Dragone contrapposti ai Grande Aracri, che nei primi anni del 2000 si erano fatti una guerra sanguinosa; guerra cessata quando l’afflusso del denaro pubblico ha iniziato a dare i primi utili, mettendo d’accordo le famiglie rivali.

Il volto pulito di questo business dei migranti era Leonardo Sacco, Mr. Misericordia nell’inchiesta Johnny; Sacco ha intrecciato rapporti con politicanti di tutti i colori e gli schieramenti possibili, considerato vicino alla parlamentare Dorina Bianchi, come alla famiglia dell’attuale ministro degli Esteri, Angelino Alfano, qualche anno fa Sacco è finito nell’occhio del ciclone per aver indicato Lorenzo Montana, cognato del fratello di Alfano, per dirigere la struttura di Lampedusa, anch’essa finita sotto il controllo degli Arena.

In questa sporca storia c’è tutto il business dei migranti, un tema che nessuno vuole risolvere né regolamentare sul serio perché muove interessi enormi; un tema che si vuole mantenere nell’eterna emergenza perché è così che s’aggirano regolamenti e leggi. Un tema su cui si costruiscono fortune economiche e politiche sulla pelle di disgraziati affamati, sfruttati come schiavi dall’economia in nero e additati come il “nemico”.

A fare le spese di tutto questo scempio, come sempre, sono gli ultimi; quelli che arrivano con la speranza di un futuro migliore, gente che si deve scontrare non solo con le avversità di un viaggio terribile ma anche contro il razzismo dilagante dell’italiano medio, alimentato dagli stessi politicanti che poi fanno affari e mangiano sui Cara, come si è visto da quest’ultima inchiesta in ordine di tempo.

In breve, il business dei migranti costituisce un affare d’oro per coloro che speculano sulla disperazione della gente creando una doppia morale: faccio affari, mi riempio le tasche ma nello stesso tempo sbandiero ai quattro venti che c’è un invasione in corso; il tutto per distogliere l’attenzione della popolazione dai problemi reali quanto irrisolti, il tutto per alimentare il business dei migranti fatto di pseudo accoglienza, pessima organizzazione e corruzione che vi ruota attorno, ingrassando personaggi ignobili (vedi quelli appena arrestati) sulla pelle di disgraziati di cui a nessuno importa.

di Sebastiano Lo Monaco

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