Burkina Faso, un colpo di stato per fermare una possibile transizione democratica

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di Redazione

Tra mercoledì e giovedì è avvenuto un colpo di stato in Burkina Faso, ad opera di ufficiali della Guardia Presidenziale (Rsp) fedeli all’ex presidente Blaise Campaoré, estromesso il 31 ottobre del 2014 dopo 27 anni di potere ed attualmente in esilio.

I soldati dell’Rsp hanno fatto irruzione durante una riunione del Governo provvisorio, arrestando il presidente ad interim Kafando e il primo ministro Isaac Zida. Alla notizia degli arresti sono scoppiati disordini; gli scontri fra oppositori e sostenitori del passato regime e la dura repressione dei militari avrebbero causato almeno una diecina di morti ed una sessantina di feriti.

Il giorno dopo, un portavoce dell’Esercito ha confermato il colpo di stato e comunicato il rilascio dei due leader arrestati; il potere sarebbe stato preso dal generale Gilbert Diendere. Viene così interrotto il tentativo di transizione democratica che avrebbe portato ad elezioni presidenziali l’11 ottobre prossimo.

Non sono state rese note le motivazioni ufficiali del golpe, tuttavia, con tutta probabilità esso è stato innescato dal fatto che le elezioni avrebbero tagliato fuori il blocco di potere dell’ex presidente Campaoré, anche per la ineleggibilità dei suoi sostenitori sancita dalla nuova costituzione. Inoltre, due giorni prima del colpo di stato una commissione governativa aveva proposto lo scioglimento della Guardia Presidenziale, da sempre sostenitrice del vecchio regime. L’Onu e l’Unione Africana hanno immediatamente condannato l’azione.

Il Burkina Faso è uno dei Paesi più poveri al mondo, la cui gracilissima economia dipende dagli aiuti internazionali che in vasta parte finiscono nelle tasche dei gruppi di potere dominanti. Ad aggravare la situazione di una popolazione condannata alla miseria e che sopravvive a stento con le modeste rimesse degli emigrati, negli ultimi due anni sono cominciate le infiltrazioni e i massacri dei terroristi di Boko Haram dalla vicina Nigeria.

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