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Brexit, le paure della Germania

Redazione on 23 gennaio 2019 - 12:18 in Europa, Primo Piano

La Brexit ha contrassegnato l’inizio dell’anno, le ultime vicende inglesi e l’approssimarsi della data che prevede il “No Deal” hanno dato voce a quanti vedono nella scelta inglese più un problema che una reale opportunità, cosa che anche buona parte della popolazione inglese ha capito, forse, troppo tardi. Adesso è l’Unione Europea a mettere dei paletti per cercare una transizione che possa essere tra le meno dolorosi possibili visti gli interessi in gioco.

BrexitUna delle nazioni che teme maggiormente la Brexit con un No Deal è la Germania, ed è proprio Berlino a contare i possibili danni economico-commerciali sull’export di auto tedesche in Gran Bretagna, con un previsto impatto di 750mila posti di lavoro perduti.

Quello che vorrebbero i tedeschi è di trovare una soluzione che gli possa garantire i propri interessi, ma l’Unione Europea sembra opporsi a tale scelta. Per capire appieno la questione dobbiamo andare indietro nel tempo e cercare di comprendere perché proprio la Germania volle la Gran Bretagna a bordo nel momento in cui venne formato lo Spazio Economico Europeo (See).

Nell’idea dello See tra Francia e Germania c’erano ovviamente posizioni ben diverse e, per esempio, ai tedeschi il rigore francese sulle operazioni di mercato non piaceva. La Gran Bretagna con le loro politiche economiche liberali, garantivano ben più spazio d’azione sotto questo punto di vista e quindi anche se Charles De Gaulle rifiutò nel 1961 l’adesione della Gran Bretagna al patto del See, nel 1963 vinse la posizione tedesca di Konrad Adenauer e sì accetto la Gran Bretagna nel patto di fondazione dell’Eliseo.

Per 50 anni tutto filò liscio, se tralasciamo piccoli dettagli come la sterlina ovviamente, persino un’Unione Europea a traino franco-tedesca fu accettata (o quasi) dalla Gran Bretagna. Però, in realtà, qualcosa non funzionava e si arrivò a quel fatidico 23 giugno 2016, quando sul foglietto degli elettori britannici c’era scritto LEAVE or REMAIN. Al referendum parteciparono 17.6 milioni di elettori, ossia quasi il doppio di un normale referendum, il massimo mai raggiunto da un referendum prima della Brexit erano appena 11 milioni. Ha vinto il “Leave” e per il 29 marzo 2019 la Gran Bretagna dovrà lasciare l’Ue, se non si trova un “deal”, un accordo. Se ci fosse una soft-Brexit, una uscita accomodante, allora la vera uscita dalla Ue verrebbe posticipata al 2020 o massimo al 2022.

Ma chi ha votato per il “Remain”, il restare nella Ue e chi per lasciare, ossia il “Leave”? I voti per il restare nella Ue arrivano praticamente dalla Scozia, dall’Irlanda del Nord e dalla City (Londra), il cuore pulsante della finanza, mentre chi ha votato per la Brexit sono quelli che più risentono delle politiche d’austerity, ma anche della pressione del libero mercato quindi per lo più i “Farmers”, gli abitanti delle zone rurali, nel sud della Gran Bretagna, dove si concentra quella parte dei britannici che vivono di agricoltura e artigianato.

In agosto dell’anno scorso arrivò finalmente la prima proposta per un accordo da parte di Theresa May, che propose il libero scambio con la Ue per il Regno Unito solo per Irlanda del Nord e l’Inghilterra, comprendendo anche il libero commercio di servizi sulla base della regolazione equivalente, per esempio per le banche assicurazioni ecc. verso i Paesi Ue, mentre la libera circolazione delle persone sarebbe stata interdetta. Questa prima proposta però è stata veementemente respinta da parte della Ue durante la conferenza di Salisburgo, a settembre 2018. Secondo i tedeschi non ci sarebbe stato un “Rosinenpicken” un “Selezionare gli acini”.

Stando alla Commissione europea, l’accordo ideale sarebbe quello che rimarrebbe più vicino al mercato comune: libera circolazione di persone, di capitale, di beni e di servizi; tutto ciò che si discosta da questi punti è reputato come “Hard Brexit”, mentre sono molti nel vedere tali richieste una punizione per coloro che vogliono uscire dall’Unione Europea.

Per la Germania, il Regno Unito è il quinto Paese importatore di beni e servizi tedeschi, con ben 84.44 miliardi di euro d’export nel 2017. Per Frau Merkel solo l’Olanda (85.7 miliardi di €) e la Francia (105.4 miliardi di €) sono dei partner europei più importanti.

di Sebastiano Lo Monaco

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