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Brasile: Temer svende le risorse del Paese

Salvo Ardizzone on 4 settembre 2017 - 04:56 in America, Primo Piano

Michel Temer, Presidente del Brasile, ha cancellato la Reserva Nacional de Cobre e Associados (Renca), una riserva mineraria più estesa della Svizzera sita in Amazzonia, ricca di metalli preziosi come oro, titanio e rame. La Renca era stata dichiarata area protetta nel 1984 per garantirne il controllo federale e regolamentarne lo sfruttamento.

L’iniziativa è l’evidente contropartita pagata da Michel Temer al fronte parlamentare Bbb (ovvero Bibbia, bovini e pallottole, in portoghese Biblia, boi e bala) espressione dei “ruralistas”, “armamentistas” ed evangelici (ovvero latifondisti, industria delle armi e forze di sicurezza e fondamentalisti religosi), che con il suo appoggio a inizio agosto ha evitato l’apertura dell’impeachment a suo carico. Temer resta comunque sotto scacco per altre 20 (!) richieste ancora pendenti.

In ogni caso, la cancellazione della Renca è comunque parte integrante di un ampio pacchetto di provvedimenti che mirano a privatizzare l’economia del Brasile, in linea con lo sfrenato neoliberismo che intende liquidare l’eredità politica del Partito dei Lavoratori di Lula e della Rousseff.

Dopo i tagli sanguinosi al welfare, la liberalizzazione dei giacimenti petroliferi off-shore, lo stravolgimento del mercato del lavoro, è già stata annunciata una nuova raffica di privatizzazioni che svenderà le infrastrutture, i trasporti e l’energia del Brasile agli offerenti più ammanigliati.

Le opposizioni (con in testa il Partito dei Lavoratori che vede distruggere quanto da esso costruito negli anni passati) e le organizzazioni ambientaliste si sono ribellate alla svendita delle risorse strategiche del Paese, e alla liquidazione delle politiche ambientali e sociali faticosamente messe in atto per la difesa dell’Amazzonia, degli indios e delle fasce più fragili della società; ma il Governo intende procedere comunque, mettendo ora mano allo snaturamento della previdenza ed al cambiamento del sistema elettorale, in modo da meglio garantire le lobby che pesano sul voto.

Nel frattempo, il processo contro l’ex Presidente Lula è passato a tempi record al secondo grado di giudizio, confermando ulteriormente, al di là degli errori e leggerezze certamente commesse dall’imputato, la natura essenzialmente politica del procedimento. La conferma della condanna per corruzione impedirebbe a Lula di candidarsi, eliminando dalla scena l’unico favorito alle elezioni presidenziali del 2018, ed unico uomo politico che goda ancora della popolarità e del prestigio necessario a contrastare la deriva in atto in Brasile che, dopo aver eliminato l’intero ceto politico (sia pur corrotto ed inefficiente), sta ora svendendo le risorse del paese in nome del più rapace liberismo.

di Salvo Ardizzone

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