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Nel Brasile degli scandali si fanno avanti i militari

Salvo Ardizzone on 25 settembre 2017 - 05:08 in America, Primo Piano

Se le inchieste non faranno piazza pulita dei politici corrotti prima delle elezioni del 2018, le Forze Armate del Brasile interverranno; è quanto ha dichiarato il generale Mourao, alto ufficiale non nuovo a queste uscite e che per questo nel 2015 era stato rimosso dal suo comando. Sintomatica è anche l’occasione del suo discorso, una conferenza organizzata a Brasilia dalla loggia massonica Grande Oriente.

Il fatto è che la Costituzione brasiliana stabilisce chiaramente che l’intervento dei militari è possibile solo su espressa richiesta di un potere istituzionale, mai autonomamente.

Le dichiarazioni hanno suscitato un vespaio in un’opinione pubblica che ha ancora vivo il ricordo della dittatura militare (1962 – 1985), ma il generale Villas Boas, nominato comandante dell’Esercito nel 2015 da Dilma Rousseff, ha preferito versare acqua sul fuoco, minimizzando i fatti ed evitando di fare di Mourao il paladino di un interventismo militare che in Brasile comincia a serpeggiare.

Ma anche se Villas Boas ha più volte sottolineato che le Forze Armate debbano continuare a muoversi nell’ambito della legalità e della Costituzione, malgrado la profonda crisi morale che ha investito il Brasile, sono molti gli indizi di un crescente attivismo dei militari.

Con l’aggravarsi della crisi che ha investito l’intera classe politica, negli ultimi mesi esponenti delle Forze Armate hanno moltiplicato gli incontri con le Istituzioni, allo scopo di “discutere” la situazione del Paese. In realtà, a far dilagare il malcontento fra i militari non sono solo gli scandali sulla corruzione che hanno ormai trascinato il Brasile nel caos, ma anche la decurtazione dei fondi alla Difesa conseguente alla crisi economica.

Nel frattempo, continuano i processi a carico di Lula da Silva, l’unico uomo politico che goda ancora del consenso e del prestigio per salvare la politica, evitando una pericolosa deriva tecnocratica (o peggio) eterodiretta di cui si vedono già tutti i presupposti. Lula, malgrado la pesantissima campagna di delegittimazione di cui è oggetto, è ancora nettamente in testa nei sondaggi per le presidenziali del 2018; i procedimenti contro di lui mirano a decretarne l’ineleggibilità escludendolo dalla contesa.

Non è un caso che, a questo punto, mentre il gradimento al Governo di Michel Temer è divenuto nullo (il 3,4%) e la Corte Suprema ha dato il via libera alla seconda autorizzazione a procedere contro di lui, cominciano a prendere piede fra l’elettorato personaggi improbabili come il deputato Jair Bolsonaro o lo stesso generale Mourao.

In Brasile, l’implosione del sistema politico, inghiottito da corruzione e scandali grazie all’accorta regia che ha gestito le inchieste, sta portando alla ribalta le Forze Armate e a voglia di “uomini forti” che pongano fine alla crisi. Una svolta che sta maturando come una scorciatoia per la sostituzione di un’intera classe politica, ormai compromessa o comunque impresentabile, con altri soggetti assai più funzionali agli interessi di chi il Brasile intende tornare a sfruttarlo.

di Salvo Ardizzone

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