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Il Brasile nelle mani di Bolsonaro

Redazione on 30 ottobre 2018 - 07:14 in America, Primo Piano

Il Brasile si consegna nelle mani di Bolsonaro, questo è quanto emerge dal ballottaggio del 28 Ottobre dove il 55% dei brasiliani ha optato per l’ex capitano. Eppure Bolsonaro alla stregua di Trump, prima di scendere in politica e di attirare l’attenzione della popolazione era ritenuto poco meno alla stregua di una barzelletta, così come Trump sono più gli strafalcioni o le dichiarazioni sprezzanti a segnare i titoli dei giornali.

BolsonaroBolsonaro grazie all’appoggio della chiesa evangelica che in Brasile ha un potere immenso, grazie a buona parte dell’esercito e delle banche internazionali è diventato il nuovo presidente del più grande Paese del Sud America ma non solo, il Brasile è anche una delle nazioni facente parte dei “Brics”, i Paesi emergenti con la quale Stati Uniti ed Europa avranno a che fare.

Bolsonaro si è preso il Brasile facendo leva e giocando facile sulle 63.880 vittime di violenza nel 2017, una ogni otto ore, senza considerare le esecuzioni sommarie all’interno delle favelas tra i trafficanti e i gruppi speciali della polizia Bopa. In ogni caso numeri impressionanti che devono far riflettere sulle problematiche di una nazione immensa e che difficilmente potranno essere risolti sbandierando semplici slogan che fanno presa su una popolazione stremata; quello che è successo con l’elezione di Trump negli Usa e con l’avvento del governo Lega-5Stelle in Italia, è accaduto in Brasile dove ci sono 12 milioni di disoccupati, dove gli ospedali sono in preda ai disservizi, tranne nelle zone ricche, una nazione preoccupata dalla continua recessione che dura ormai da tre anni.

Bolsonaro si è presentato senza maschere al suo elettorato, non si è nascosto dietro facili ipocrisie e chi lo ha votato lo ha fatto scientemente credendo fermamente nel programma nazionalista del candidato di estrema destra. Le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Bolsonaro hanno un indirizzo ben preciso: “Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sono ipocrita, preferirei che morisse in un incidente stradale. Sono a favore della tortura e lo è anche il popolo. L’errore della dittatura è stato quello di torturare senza uccidere. Dio è sopra ogni cosa. Questa storia dello Stato laico non esiste. Lo Stato è cristiano e chi non è d’accordo può tranquillamente andarsene”.

Sarebbero dichiarazioni farneticanti se non fossero state accettate dal 55% della popolazione brasiliana che evidentemente non ha ravvisato niente di anomalo nelle esternazioni di Bolsonaro che anzi, è stato visto come il salvatore della patria. L’uomo venuto dal nulla da oggi guida il più grande Paese dell’America Latina e ad ostacolarlo ci sarà il Pt, il partito di Lula che resta il più forte alla camera, anche se molti elettori stanchi della corruzione che si è perpetrata sotto i governi di sinistra hanno voltato le spalle a Fernando Haddad che non è riuscito nella rimonta.

I brasiliani hanno votato un ex capitano dell’esercito, nostalgico della dittatura, un uomo d’ordine che si è espresso favorevolmente alla liberalizzazione delle armi, che ha promesso di cambiare il Brasile ma che deve dire grazie principalmente alla disinformazione e per l’attenzione morbosa che gli è stata prestata dalla presentatrice Monica Iozzi.

Molti hanno definito Bolsonaro un “Pinochet di WallStreet” a causa della commistione tra fascismo e neoliberismo e se ad un primo sguardo il paragone può apparire improprio se vi si presta attenzione si può notare come lo stesso Pinochet si era posto come “antidoto al socialismo”, come poi andò a finire lo si può leggere nei libri di storia; un altro paragone è quello con Trump ed il suo odio verso tutto ciò che riguarda l’ambiente, come il presidente americano anche Bolsonaro vuole mettere i bastoni tra le ruote al ministero dell’ambiente arrivando a minacciarne la chiusura e aprire le riserve indigene alla multinazionali petrolifere e minerarie.

Bolsonaro ha vinto perché si è presentato in un certo modo, perché ha dato alla popolazione quello che essa desiderava che è il primo capitolo nel manuale del buon populista. Anche lui, così come è accaduto in Italia, ha saputo parlare alla pancia della gente.

di Sebastiano Lo Monaco

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