Boom dei sistemi militari made in Italy venduti in Medio Oriente

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di Cristina Amoroso

Negli ultimi mesi si è letto sui quotidiani del crollo della vendita di armamenti in Italia, legato all’attuale crisi economica. Ha parlato di “calo di ordinazioni” anche la Relazione governativa sulle esportazioni di sistemi militari del 2013, inviata alle Camere con notevole ritardo rispetto ai tempi previsti dalla legge ad oltre un mese di distanza dalla sua consegna alla presidenza delle Camere e resa nota l’1 agosto.

1672 pagine lacunose rispetto alle relazioni degli anni precedenti, mancano infatti le informazioni necessarie al Parlamento per esercitare un adeguato controllo sull’attività dell’esecutivo in questa materia che tocca direttamente la politica estera e di difesa del nostro Paese, a cominciare dall’elenco dei Paesi sotto embargo che sono stati sottoposti a restrizioni da parte dell’Onu e della Ue per gravi violazioni dei diritti umani, fino all’elenco di dettaglio delle operazioni autorizzate dagli istituti di credito per le attività connesse all’esportazione di armamenti: elenco sottratto dall’ultimo governo Berlusconi e mai più ripristinato dai successivi governi, come mette in evidenza il lungo articolo di Giorgio Beretta, ricercatore ed analista sull’export di armi italiane, pubblicato sul portale di Unimondo, al quale rimandiamo per un’analisi completa e dettagliata.

Considerate le omissioni, le lacune e la mancanza totale di trasparenza nella Relazione governativa, chiediamo ai parlamentari di presentare interrogazioni specifiche ai ministeri competenti (Esteri, Difesa, Agenzia della Dogane, ecc), se  vorranno conoscere cosa è stato effettivamente autorizzato ed esportato nei vari Paesi, tenendo presente che sono crollati gli ordinativi ma non le esportazioni di armi da parte dell’Italia.

Frattanto per i conflitti e le crisi umanitarie che da mesi stanno scuotendo diversi Paesi del nord Africa e del Medio Oriente (Striscia di Gaza, Libia, Iraq, Siria ecc.) pensiamo sia meglio soffermarci su quello che Beretta definisce “il record di autorizzazioni ed esportazioni di sistemi militari ai Paesi del Medio Oriente”. Verso questa area, nel 2013, sono state autorizzate esportazioni per oltre 709 milioni di euro ed effettuate consegne per oltre 888 milioni di euro. “Un dato quanto mai preoccupante considerata la costante tensione nella zona che la Relazione governativa cerca di camuffare sommando tutte le autorizzazioni comprese quelle relative ai “programmi governativi di cooperazione” che riguardano soprattutto i Paesi dell’Ue”.

Quali sono dunque i Paesi del Medio Oriente destinatari dei sistemi militari “made in Italy”?

L’Arabia Saudita ha acquistato armi per oltre 420 milioni di euro: componenti per i caccia Eurofighter coi relativi missili Iris-T, ma anche un ampio arsenale di bombe, munizionamento, apparecchi per la direzione del tiro, veicoli e velivoli militari. Armi e sistemi militari in cambio di gas e petrolio al controverso governo del presidente Bouteflika dell’Algeria per un ammontare di 235 milioni. Lo stesso motivo è alla base delle esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti che nel 2013 si sono visti autorizzare importazioni di armamenti italiani per quasi 95 milioni di euro. E sempre il petrolio fa da leitmotiv alle commesse autorizzate all’Oman: si tratta di oltre 44 milioni di euro che riguardano “armi automatiche”, munizioni e veicoli terrestri. E nonostante le sommosse che hanno scosso l’Egitto per tutto il 2013, il ministero degli Esteri ha autorizzato esportazioni di materiali d’armamento per oltre 17 milioni di euro tra cui figurano armi automatiche, munizioni, bombe e sistemi per la direzione del tiro. Quasi 11 milioni di queste armi sono state consegnate fino ad agosto dell’anno scorso quando, come segnala una breve nota della Relazione (p. 24), in sede di Consiglio degli Affari Esteri sono state decise “misure restrittive”. Le uniche di cui la Relazione dà notizia e che comunque non pare abbiano interessato altri Paesi della zona mediorientale come la Turchia, verso la quale La Rete Disarmo aveva chiesto al ministro Bonino di sospendere l’invio di sistemi militari in considerazione della violenta repressione messa in atto dalle forze armate, come riferisce Giorgio Beretta.

Quanto ad Israele, Beretta ricorda che proprio nei primi giorni dei raid aerei su Gaza, Alenia Aermacchi ha consegnato i primi due velivoli addestratori M-346, parte di una precedente commessa del valore di oltre 800 milioni di euro. Nel 2013 sono state autorizzate esportazioni di armi a Israele per poco più di 2,4 milioni di euro e consegnate per oltre 3,7 milioni. Salvo qualche generico riferimento non è possibile sapere dalla Relazione gli specifici sistemi d’arma esportati.

Intanto sul suo sito Emergency chiede “che il governo italiano sospenda immediatamente l’accordo di cooperazione militare con Israele, le prossime esercitazioni dei caccia israeliani nei cieli di Sardegna e la fornitura di sistemi militari, nel rispetto della legge 185, che vieta di vendere armi a Paesi in conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, e dell’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra”. Rete Disarmo invita il presidente del consiglio Renzi e il ministro degli Esteri Mogherini, proprio in virtù delle decisioni di Madrid e Londra, a decidere “uno stop delle forniture militari italiane ad Israele. In questo blocco – spiega una nota – devono essere comprese anche le pianificate, e mai cancellate, esercitazioni congiunte previste per l’autunno in Sardegna”.

Esercitazioni aeree congiunte e forniture militari rientrano nel quadro degli accordi bilaterali di cooperazione militare stretti tra Roma e Tel Aviv nel 2005 (governo Berlusconi) e nel 2012 (governo Monti): accordi di cui nei giorni di guerra a fine luglio le opposizioni, Sel e Cinquestelle, hanno chiesto l’immediata sospensione.

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