Basilicata, la Regione chiederà i danni all’Eni

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La Regione Basilicata farà causa all’Eni per risarcimento danni, a darne notizia è la stessa Eni che ha deciso di rivolgersi ai legali per difendersi dall’accusa mossa dalla regione che è quella dello sversamento di idrocarburi avvenuto nel Marzo del 2017 presso l’area del Centro Olio Val Angri. Lo sversamento ha anche coinvolto l’aria esterna al perimetro tanto da costringere la Regione ad interrompere le attività estrattive.

Eni-basilicataStando alla dichiarazione della Regione Basilicata vi sarebbero tutte le condizioni per un risarcimento di natura economica ed ambientale, ma soprattutto ottenere una riparazione delle conseguenze lesive del danno di immagine. Tra i motivi del provvedimento c’è anche la mancata realizzazione delle entrate connesse alle attività estrattive nel periodo in cui è stata sospesa l’attività estrattiva che ha causato un danno economico alla regione.

Nella primavera del 2017, l’Eni aveva annunciato la chiusura temporanea del Cova a seguito dello sversamento di oltre 400 tonnellate di petrolio nelle campagne della Basilicata, da considerare che il Cova (Centro Olio Val d’Angri) è in funzione dal 2001 e si trova nella zona industriale di Viggiano per un’estensione di 180mila mq, In questo territorio vengono gestiti oltre 100mila barili di greggio e 4,5milioni di metri cubi di gas e l’Eni è l’operatore della concessione della Val d’Angri che per il 66% è nella mani della compagnia olandese Shell.

La dichiarazione del ministero dell’Ambiente che reputa “incidente rilevante” quello avvenuto all’impianto Eni di Viggiano, è arrivata dopo una comunicazione del Comitato Tecnico Regionale, organo preposto all’attuazione della direttiva Seveso. Il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, lo ha comunicato ai lucani durante una conferenza stampa, aggiungendo che “non c’è alcuna correlazione tra incidente rilevante e danno all’ambiente e che prosegue l’attività di monitoraggio capillare messa a punto dalla Regione (con Arpa e Ispra) dopo lo sversamento”.

Eppure, secondo la normativa Seveso III, un incidente industriale è rilevante se si configura come un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuti a sviluppi incontrollati durante l’attività. Come è possibile sostenere che l’incidente è rilevante e poi negare la correlazione con l’ambiente? Quali responsabilità comporta la mitigazione, da parte della massima autorità sanitaria e rappresentante della Regione, della portata della classificazione dell’incidente accaduto a Viggiano?

L’incidente del Marzo 2017 non è l’ultimo purtroppo visto che nell’Aprile del 2019 i cittadini che fanno parte dell’Osservatorio Popolare Val d’Agri hanno denunciato l’ennesimo “non incidente”: “In sette anni siamo a 101! L’ultimo al Cova-Centro Olio di Viggiano è di due giorni fa , quando verso le ore 10 è scattato l’allarme nell’area zolfo e della quinta linea, con rilascio di grandi quantità di gas dal camino della quinta linea e dalla torcia.

L’unico comunicato è quello della cittadinanza attiva, da parte delle amministrazioni nessuna comunicazione, come se non fosse successo niente, staremo a vedere se sarà nuovamente un tribunale ad emettere una sentenza che andrà a coprire i vuoti lasciati dalla politica.

di Sebastiano Lo Monaco

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