“Barriera marittima” a Gaza, ultimo crimine israeliano

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Il regime israeliano ha quasi completato la costruzione di una “barriera marittima” al largo della Striscia di Gaza, per stringere ulteriormente il blocco paralizzante contro l’enclave costiera palestinese.

GazaRealizzata in pietra e cemento, la barriera lunga 200 metri presenta una recinzione visibile, una parete sotterranea e sistemi di sensori. La barriera è stata creata tra la costa israeliana e l’area delle operazioni delle navi militari israeliane. La costruzione è iniziata a maggio, quando l’allora ministro degli affari militari Avigdor Lieberman ha affermato che avrebbe reso impossibile l’infiltrazione nella costa.

All’epoca, il regime sionista ha anche affermato che i membri del movimento di Resistenza palestinese Hamas erano riusciti a raggiungere Israele via mare durante la guerra di Tel Aviv del 2014, in cui morirono migliaia di palestinesi.

Israele ha iniziato nel 2007 a imporre un blocco totale di terra, aereo e di mare contro il territorio palestinese dopo che Hamas ha vinto le elezioni parlamentari palestinesi. La misura ha visto la marina israeliana mantenere una presenza pesante da sei a nove miglia nautiche vicino a Gaza. Questo mentre gli accordi di Oslo, firmati da Tel Aviv e dal gruppo ombrello dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina negli anni ’90, affermano che gli abitanti di Gaza possono usare le acque costiere fino a 20 miglia nautiche.

La situazione ha gravemente limitato le attività di pesca al largo di Gaza, dove le scorte sono scarse. Il blocco complessivo minaccia anche di rendere il territorio inabitabile entro il 2020, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite.

La marina israeliana ha bloccato tutti i tentativi di portare aiuti umanitari sul territorio da parte di attivisti internazionali. Il 31 maggio 2010, dieci attivisti turchi rimasero uccisi dopo che i commandos della marina israeliana attaccarono la Mavi Marmara, la nave ammiraglia della Freedom Flotilla. I militari israeliani spararono indiscriminatamente contro gli attivisti, salpati dalla Turchia con l’obiettivo di rompere l’assedio israeliano a Gaza.

di Giovanni Sorbello

 

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