Bambini palestinesi torturati nelle carceri israeliane

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di Manuela Comito

Il Comitato Pubblico Contro la Tortura in Israele (PCATI), organizzazione non governativa israeliana che si occupa di Diritti Umani, ha pubblicato un rapporto raccapricciante secondo il quale i bambini palestinesi sarebbero sottoposti a torture di vario genere: “ingabbiamento pubblico”, minacce, atti di violenza sessuale e processi militari senza diritto alla difesa. Nella pratica dell’”ingabbiamento pubblico”, i bambini detenuti vengono trasferiti dalle proprie celle in delle gabbie all’aperto, all’esterno del carcere e vi rimangono per lungo tempo.

Queste barbarie sono state scoperte in seguito a una visita degli avvocati dell’Ufficio di Pubblica Difesa (DOP) in un centro di detenzione a Ramla, e si è anche potuto constatare che questa pratica era messa in atto da parecchi mesi e che altri funzionari ne erano a conoscenza, secondo quanto riporta The Indipendent. Mentre il Jerusalem Post riferisce che la notizia di questi abusi è arrivata al ministro israeliano della Giustizia Livni, che ha espressamente vietato questa pratica.

Il PCATI ritiene, però, che le parole del ministro e una presa di posizione puramente formale non siano sufficienti a fermare gli atti di tortura che i prigionieri palestinesi, anche minorenni, subiscono nelle carceri israeliane. Il portavoce del Comitato ha dichiarato in queste ore che l’incidente di Ramla è solo un esempio delle torture e dei soprusi che subiscono i prigionieri, sottolineando che “la maggior parte dei minori palestinesi detenuti è accusato di lanci di pietre contro i soldati, e che più del 74% di essi ha subito violenza fisica durante l’arresto, il trasferimento o l’interrogatorio”.

Inoltre, ha aggiunto che: “Israele è l’unico Paese a perseguire sistematicamente i bambini nei suoi tribunali militari”. Nel frattempo, la Jerusalem Magistrates Court ha esteso la sentenza di Ahmad Dawuod Obeid, l’adolescente palestinese con disabilità mentale, arrestato ad agosto a Issawiya, vicino a Gerusalemme Est, per il lancio di pietre contro i soldati dell’esercito israeliano, mentre il suo avvocato, Aouda Zbeidat del gruppo dei prigionieri Addameer, ha accusato la corte israeliana di corruzione e di non rispettare le leggi internazionali sui Diritti Umani.

Va ricordato che il 10 dicembre 2013, mentre il mondo intero celebrava la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1950, la Società dei Prigionieri Palestinesi (PPS) in un’accurata relazione ha reso noto che il regime israeliano detiene oltre 5 mila palestinesi, di cui 200 donne e bambini, senza accuse formali né processo. Ha aggiunto che Israele continua a violare impunemente tutti gli accordi internazionali, compresa la Quarta Convenzione di Ginevra, sottoponendo i detenuti a condizioni crudeli, torture e abusi.

La Società dei Prigionieri Palestinesi ha inoltre ribadito che quest’anno ha assistito ad alcune delle più gravi violazioni contro i detenuti, con i soldati israeliani che li hanno aggrediti nelle loro celle, soffocati con gas e trasferiti in isolamento senza alcun motivo, secondo quanto riporta Press Tv. E’ doveroso ricordare che tra questi detenuti ben 1.400 sono affetti da gravi patologie, quali cancro e diabete e vengono “curati” presso la clinica della prigione di Ramla, sprovvista di forniture di base e di medici specializzati. Nel 2013 quattro detenuti affetti da gravi patologie sono deceduti a causa della negligenza dei medici e delle autorità israeliane. La società ha invitato la Comunità Internazionale a ritenere il governo di Tel Aviv responsabile di questi crimini e a condannarlo per grave violazione dei Diritti Umani.

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