Bahrain, un Paese sotto tortura

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di Giovanni Sorbello

Nel corso di un seminario presso la Camera dei Lord a Londra, diversi attivisti vittime di torture nel Bahrein, hanno dato testimonianza della loro tragica esperienza vissuta nelle carceri del Paese del Golfo.

“Non vi è l’uso di energia elettrica… Utilizzano le microonde sulle cellule, soprattutto quelle cerebrali. Portano la moglie o la figlia adolescente di fronte a voi, e minacciano di violentarla”, dichiara un ex deputato del Bahrain, Jalal Firooz.

I partecipanti hanno anche condannato il vile e complice silenzio delle potenze occidentali, contro i sistemi di repressione e tortura attuati dal regime in Bahrain.

La rivolta in Bahrain ha avuto inizio nel febbraio 2011, quando il popolo, ispirato dalle rivoluzioni popolari che hanno attraversato il nord Africa – seppur con non poche ingerenze straniere -, hanno iniziato a tenere manifestazioni di massa per protestare contro il regime Al Khalifa.

Il governo del Bahrain ha prontamente avviato una brutale repressione delle proteste pacifiche, ed ha richiesto l’intervento anche delle forze di sicurezza saudite.

Decine di persone sono state uccise nella repressione, le forze di sicurezza hanno arrestato migliaia di manifestanti, tra cui medici ed infermieri accusati di curare i rivoluzionari feriti.

Un rapporto pubblicato dalla Commissione indipendente d’inchiesta del Bahrain nel novembre 2011, ha rilevato che il regime di Al Khalifa ha usato un’eccessiva forza nella repressione delle manifestazioni a Manama, e lo accusa di aver torturato attivisti, politici e manifestanti.

Gli attivisti in Bahrain affermano che continueranno a manifestare, fino a quando non verrà soddisfatta la loro richiesta di costituire un governo democraticamente eletto.

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