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Bahrain: record di violazioni dei diritti umani

Irene Masala on 8 gennaio 2018 - 02:45 in Attualità, Primo Piano

Il 2017 è stato un annus horribilis per i diritti umani in diverse parti del mondo. Prima tra tutte il Bahrain, dove le violazioni da parte del regime di Al-Khalifa ha giustiziato quattro persone e ne ha condannate a morte altre 14 nel solo 2017. La denuncia arriva da Jawad Fairooz, presidente e fondatore di Salam, organizzazione che lavora per difendere la democrazia e i diritti umani in Bahrain. Fairooz ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla rete televisiva in lingua araba Lualua Tv che sarebbero almeno 500 le persone a cui è stata revocata la cittadinanza come arma per reprimere le proteste e il dissenso, di cui 154 nel solo 2017.

Bahrain, violazione diritti umani

Il duro giro di vite del regime di Manama per sedare le proteste pacifiche dei propri cittadini ha destato la preoccupazione della comunità internazionale che però sembra non avere armi sufficienti per far pressione sul governo del Bahrain. Lualua Tv ha inoltre citato alcune fonti interne al carcere di Jau, nel sud di Manana, che riferiscono di un’escalation di violenze nei confronti dei detenuti, oltre alle terribili condizioni igieniche e la mancanza di acqua corrente e potabile per almeno nove ore al giorno.

Bahrain, l’alleato occidentale nel Golfo Persico

La dinastia di Al-Khalifa sta portando avanti una sistematica repressione di qualunque tipo di protesta o manifestazione di dissenso pacifica dal 2011. Nonostante ciò continua a essere uno degli alleati chiave delle potenze occidentali, prima fra tutte gli Stati Uniti, nella regione del Golfo Persico, soprattutto in chiave anti iraniana. Alleanza che non è stata intaccata neanche dall’uccisione e ferimento di centinaia di cittadini che manifestavano la propria opinione pacificamente.

Il 2017 verrà ricordato come anno oscuro per la continua violazione dei diritti umani non solo in Bahrain. Conflitti etnici e religiosi, guerre civili e scontri per il controllo di zone economicamente strategiche o utili per traffico e contrabbando di merci, persone e droghe sono state all’ordine del giorno in diverse parti del mondo, da Messico e Colombia a Siria, Iraq e Afghanistan passando per Libia e Sud Sudan, dove il 2017 è stato caratterizzato dalla ripresa di una sanguinosa guerra civile.

Infine conflitti lunghi decenni come quello tra israeliani e palestinesi, che ha recentemente subito una pericolosa escalation di tensione dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di spostare la sede ufficiale dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Ultimo ma non meno importante il Myanmar, che sta portando avanti una repressione etnica nei confronti della minoranza Rohingya, costringendo all’esodo decine di migliaia di persone. Secondo i dati pubblicati dalle Nazioni Unite si sta verificando la più grande migrazione umana dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi: circa 65milioni di persone sono infatti state costrette a lasciare il loro Paese di origine a causa di guerre e persecuzioni, mentre almeno 230milioni di persone sono dovute emigrare per altri motivi.

di Irene Masala

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