Bahrain: diritti umani calpestati, il mondo guarda altrove

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In Bahrain la situazione sta precipitando; la mancanza di reazione della comunità internazionale dinanzi alle crescenti violazioni dei diritti umani, ha incoraggiato il regime degli Al Khalifah a reprimere brutalmente ogni dissenso.

Brian Dooley, direttore del programma Human Rigths Defender, ha dichiarato che la situazione sta degenerando pericolosamente con un crescendo di arresti; dinanzi al disinteresse internazionale il regime ha abbandonato ogni cautela.

In una conferenza stampa tenuta in Libano, un gruppo di dissidenti ha reso noto che la situazione dei diritti umani è collassata, con almeno 19 persone nel braccio della morte in attesa di esecuzione, detenzioni illegali, torture e tribunali militari che “processano” civili arrestati arbitrariamente.

Il presidente della Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh), Dimitris Christopoulos, ha dichiarato di essere allarmato per le condizioni di detenzione del noto attivista Nabeel Rajab, vice segretario generale del Fidh.

Rajab è imprigionato e privo di assistenza sanitaria malgrado le sue condizioni di salute peggiorino rapidamente, tanto che Maytham al Salman, del Centro dei Diritti Umani del Bahrain ha dichiarato che la vita di Nabeel, il cui processo è stato nel frattempo rimandato al 19 febbraio, è seriamente in pericolo.

Non si tratta di un caso isolato: anche i processi al leader religioso sciita Baharaini e al leader dell’opposizione Sheikh Ali Salman, accusati di lavorare per il Qatar per rovesciare il Governo, sono stati rinviati. Salman, leader del movimento Al-Wefaq sciolto dal regime, è accusato di spionaggio e di aver cospirato con un Paese straniero e diffuso informazioni lesive dell’immagine del Bahrain. Amnesty International, insieme ad altri gruppi per i diritti umani, hanno più volte criticato l’arresto di Ali Salman, colpevole di aver chiesto riforme attraverso mezzi politici e pacifici.

Nel febbraio del 2011 le condizioni di estremo disagio di vasta parte della popolazione hanno fatto esplodere la rivolta popolare; da allora migliaia di manifestanti anti-regime sono scesi ininterrottamente nelle strade malgrado la feroce repressione, chiedendo la fine dello strapotere della dinastia Al Khalifah e più giuste condizioni di vita per tutta la popolazione.

Dinanzi al crescendo delle proteste che stavano per spazzar via la casa regnante, nel marzo del 2011 le truppe di Arabia Saudita e degli Emirati sono state dispiegate in Bahrain per reprimere le proteste e puntellare il regime, sostenendolo nella repressione. Da allora centinaia di persone sono state uccise o fatte sparire per sempre, migliaia sono state ferite e ancor di più incarcerate arbitrariamente.

Per facilitare il pugno di ferro contro le proteste, nel marzo del 2017 il parlamento del Bahrain, manovrato dalla famiglia regnante degli Al Khalifah, ha approvato un provvedimento con cui i tribunali militari possono processare i civili senza alcuna credibile garanzia legale; in pratica l’imposizione di una legge marziale.

Questo crescendo di crimini avviene senza che media e comunità internazionale intervengano, né tantomeno condannino tanta brutalità perpetrata in un Paese che, grazie ai petrodollari, continua ad essere definito “moderato” dall’Occidente. Un’ulteriore beffa per un Popolo che continua a lottare per i propri diritti; un’ennesima ignominia di cui nessuno parla.

di Salvo Ardizzone

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