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Attentati e terrorismo da tastiera

Redazione on 2 febbraio 2019 - 08:28 in Attualità, Primo Piano

Purtroppo, ogni qualvolta ci si trova a fare i conti con delle tragedie, atti di terrorismo, bisogna prepararsi anche all’esplosione della più becera e qualunquistica ignoranza. Come disse bene il Professor Umberto Eco: “Internet ha dato parola a legioni di imbecilli”. Prova provata è che dalla più piccola notizia a quella di maggior spessore, i legionari della tastiera sono lì, pronta a dire la sua senza avere la minima idea di che cosa si stia parlando.

terrorismoSlogan, urla, strepitii, minacce a madri, padri, cani, gatti e qualsiasi altra cosa si possa minacciare. Questo è quello che si legge sui social ogni volta che accade un attentato. Generalmente questo tipo di notizie necessiterebbero di un approfondimento maggiore, magari far passare qualche ora se non giorno, prima di provare a dire qualcosa di sensato. E’ anche vero, però, che nella società iperveloce ed iperefficiente, lanciare il primo commento è di vitale importante.

Solitamente, i primi a mettere becco sugli attentati sono i politici, proprio quelli che dovrebbero ragionare maggiormente sull’accaduto. Invece no. Tutti, indistintamente dal colore politico di appartenenza si lanciano e si lasciano andare, in modo confusionario, al classico “commento al caldo” che, è prassi, non è mai quello giusto.

Emblematico rimane il caso di Oslo. Quello che poi tutti ebbero modo di conoscere come Anders Breivik, norvegese nato nella capitale, fu nella fregola post esplosione, che avvenne nella capitale norvegese, prima scambiato per afghano, poi per pakistano, poi dopo che si venne a sapere del massacro ad Utoya, come un terrorista di Al-Qaeda che all’epoca andava molto di moda. Ci furono giornali italiani, che si spinsero a titolare: “Sono sempre loro, ci attaccano” e questo era Il Giornale, “Il buonismo verso l’Islam non paga”e questo era Libero. Entrambi uscirono giorno 23 luglio 2011.

E come non ricordare quello che successe in Italia, quando Enrico Letta diede il ministero dell’Integrazione a Cecile Kyenge? Si passò in un lampo dallo stupore, immotivato, visto che la ministra è naturalizzata italiana ma di origini congolesi, alla più rabbiosa e ignorante forma di razzismo, perchè non si può definire diversamente quello che successo. Ci fu anche un ministro che ebbe la scelleratezza di definirla “Orango”, salvo poi doversi scusare in modo falso.

Se chi “lavora” nell’informazione, se chi si occupa della cosa pubblica si prende certe libertà, come si può evitare che ciò non accada anche al semplice “Napalm 51”, il meraviglioso quanto inquietante e reale personaggio creato da Maurizio Crozza?

Si, è in uno zoo dove regnano i leoni da tastiera. E come i leoni affamati, non appena hanno qualcosa da sbranare ci si gettano a capofitto. Tornando alla vicenda di Berlino in queste ore, stridono i comunicati dei governi che invitano a non affrettarsi a delle conclusioni insensate e che dovrebbero essere le fonti ufficiali a rilasciare le dichiarazioni, ma non è mai così. Attentati o no, bisogna lanciarsi.

Impellente è il bisogno di avere voce in capitolo. Su tutto. Ci si crede rivoluzionari, intellettuali, giornalisti, filosofi o costituzionalisti. Si ha un’opinione su tutto. Dai vaccini alle migliori forme di legge elettorale. Non si ha più fiducia nel “professionista”, in chi magari ha studiato anni, perchè ritenuto servo di qualche complotto mondiale, al servizio di qualche agenzia di non meglio precisato indirizzo. Durante la furiosa campagna elettorale per il referendum costituzionale si è letto che se si sarebbe votato SI gli immigrati sarebbero stati tutti rimpatriati. Se non è follia questa.

Tornando alla questione degli attentati, in questi mesi si è letto di tutto. E per tutti il tema è sempre lo stesso. A nessuno viene il felice pensiero che i terroristi possano varcare le frontiere nelle maniere più svariate. Che la madre di tutti gli attentati, quelli dell’11 Settembre fu compiuta da chi immigrato non era, che immigrati non erano quelli di Parigi, che immigrato non era Breivik. E non esiste legge che possa rispedire questa gente a “casa loro”, che è il mantra del leone da tastiera.

Innegabile che tutto ciò, se non è conosciuto dalla massa delle persone che versano sui social i loro malesseri psicosociali, è ampiamente conosciuto dai leader politici che questa massa sofferente alimenta.  I politici sanno benissimo come stanno le cose. Il politico dovrebbe nutrire con la razionalità il popolo, i suoi elettori in primis, ma siamo nell’era dell’urlo, nell’era del terrore non nel senso del terrorismo ma del terrore del diverso, dello straniero. Nell’era della paura alimentata dalla politica che nutre la mente delle gente che crea consensi e scellerate adesioni ai loro partiti politici.

di Sebastiano Lo Monaco

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