Aoun celebra l’indipendenza del Libano

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Ieri, il neopresidente Michel Aoun ha celebrato il 73° anniversario dell’indipendenza del Libano, raggiunta nel 1943 dopo la fine del mandato francese, una celebrazione che in questi giorni di radicali cambiamenti ha assunto forti significati.

Nasrallah-AounNel suo primo discorso alla Nazione, Aoun ha ribadito con forza quanto già detto tre settimane fa nel discorso di inaugurazione della sua Presidenza, lanciando messaggi precisi agli attori della scena politica libanese.

La sua elezione, piaccia o no ai tanti commentatori aprioristicamente di parte o estranei alle dinamiche del Paese dei Cedri, è stata una rottura netta con i precedenti equilibri, dominati da un gruppo di famiglie legate (soprattutto economicamente) a Riyadh e al Golfo. Nello scenario che si sta apparecchiando, è centrale il ruolo politico di Hezbollah come lo è stato nell’elezione di Aoun.

È in questa chiave che va interpretata la rivendicazione di indipendenza per il Libano, ribadita più volte dal Presidente, e la volontà, più volte dichiarata, di lottare contro la corruzione, ovvero contro il groviglio di interessi che ha permesso a pochi di gestire scandalosamente i servizi essenziali del Paese come cosa propria. È una dichiarazione di guerra ai vecchi assetti di potere.

La carica di Primo Ministro conferita ad Hariri, da sempre uomo dei sauditi, non deve fuorviare; Hariri era da tempo tagliato fuori dai giochi politici più “pesanti”, e il potere economico della sua famiglia (in passato suo punto di forza) è solo uno sbiadito ricordo. Per Aoun, averlo posto come Premier non è stata una dimostrazione di debolezza quanto di forza. Hariri si trova ora a dipendere interamente dal blocco politico che ha determinato l’elezione del Presidente, ed è completamente isolato dai suoi vecchi alleati che hanno perso la tradizionale presa sul Libano.

Il segnale che Riyadh ha compreso che il Paese dei Cedri era ormai perduto, si è avuto quando, dopo varie incertezze, ha sospeso la famosa donazione di 4 Mld di dollari in armamenti con cui aveva tentato senza successo di “comprare” l’Esercito libanese.

La visita avvenuta lunedì, di una delegazione saudita che si è incontrata con Aoun, e la dichiarazione che il Presidente si recherà in visita in Arabia Saudita dopo la formazione del Governo non devono ingannare; come pure le schermaglie che stanno ritardando il varo dell’Esecutivo di Hariri.

Chi conosce le vicende libanesi sa che Aoun è un politico troppo navigato per non dispensare sorrisi e visite di Stato, e le difficoltà che il presidente della Camera Nabih Berri ed altri stanno opponendo ad Hariri sono da un canto un tradizionale modo libanese (ma in questo tutto il mondo è paese) di contrattare per strappare qualche concessione aggiuntiva, dall’altro servono a ricordare al Premier che senza l’aiuto del blocco che appoggia Aoun non sarebbe in grado di formare il Governo, null’altro. Fra qualche settimana, esaurite le trattative di rito, verrà messa la parola fine agli indugi e sarà varato il nuovo Governo.

La realtà è che, con la nomina di Aoun, il Libano ha voltato pagina; è un nuovo Paese quello che sta emergendo in un Medio Oriente in radicale cambiamento, un Paese in cui, è un fatto, il ruolo politico di Hezbollah, e quindi della Resistenza, è assolutamente centrale.

di Salvo Ardizzone

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