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Antonio Canepa e il sogno di una Sicilia libera

Redazione on 17 giugno 2019 - 05:45 in Focus

Quella che vi raccontiamo oggi è una storia tutta siciliana vecchia di 74 anni, ma rimasta colpevolmente rilegata nel dimenticatoio da uno Stato italiano complice di crimini contro il suo stesso popolo. A 74 anni dal suo assassinio, vogliamo ricordare la figura eroica e poco conosciuta di Antonio Canepa, il Professore Guerrigliero, fondatore e comandante dell’Evis (Esercito volontario indipendentista siciliano), che trovò la morte in circostanze mai realmente chiarite a Murazzu Ruttu (Randazzo) ufficialmente il 17 giugno del 1945. Canepa, venne ucciso insieme ad altri due militanti dell’Evis, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice, in un agguato condotto dai carabinieri. Il sogno di libertà dell’Evis preoccupo anche l’America che non esitò ad attivare la Cia per stanare gli indipendentisti siciliani.

antonio-canepaFigura carismatica dell’indipendentismo siciliano, sin dall’inizio, rappresentò l’ala sinistra del progetto indipendentista e con tale orientamento, nel dicembre 1942 pubblicò l’opuscolo “La Sicilia ai Siciliani” divenuto il manifesto politico della sua idea di separatismo siciliano, in quanto egli riteneva, a ragione, che l’indipendenza siciliana fosse il mezzo per l’emancipazione delle classi popolari.

Nella sua La Sicilia ai Siciliani egli afferma che “la Sicilia si è trovata male sotto qualunque governo che non fosse siciliano. E si è trovata malissimo sotto il governo italiano, e conclude affermando: “Non si può continuare come per il passato. Per noi siciliani è questione di vita o di morte. Separarci o morire”. Questa ultima frase, in questo momento storico buio ed inquietante, appare di una attualità sorprendente! … “Patria o Morte” avrebbe affermato Ernesto Guevara De La Serna.

Antonio Canepa, intellettuale e combattente, dotato di una rarissima combinazione tra abilità operativa e visione internazionale degli eventi mondiali di quel periodo tentò la sua partita indipendentista giostrando tra gli interessi dei giganti dell’epoca. Alla fine non vi riuscì, per mano straniera e con la piena complicità italiana. Canepa aveva compreso allora che “l’Italietta stracciona e capitalista” non poteva svolgere la sua funzione di colonia senza la Sicilia. È questo che oggi tutti i Siciliani liberi devono comprendere per non rendere vano il sacrificio di Antonio Canepa e dei suoi uomini.

Questo nostro piccolo omaggio va a tutti quei siciliani che animati da spirito di libertà e amore verso la propria terra, non esitarono a donare la propria giovinezza per combattere l’oppressore.

di Giovanni Sorbello

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