Amnesty International: potenze mondiali complici del terrorismo internazionale

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L’ultimo rapporto presentato da Amnesty International è un chiaro monito a fermare le violenze che dilagano in tutto il mondo. Il volume, che si basa sulle ricerche di Mark Marczynski in 18 Paesi, si intitola “La situazione dei diritti umani nel mondo” Secondo Amnesty, il 2018 è stato uno degli anni peggiori per quanto riguarda i diritti umani. In ogni parte del mondo si contano milioni di persone che subiscono quotidiane violenze in un crescendo di repressioni e attacchi militari a danno, soprattutto, della popolazione civile.

Amnesty InternationalNella maggior parte dei casi analizzati è proprio l’apparato statale a farsi primo esecutore di abominevoli e barbare violenze. Il rapporto, infatti, si sofferma sulla difficile situazione in Palestina a causa del conflitto arabo-israeliano che ormai imperversa da decenni. S. Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha riconosciuto e denunciato i crimini di guerra d’Israele non solo nei territori palestinesi occupati ma anche in Siria e Iraq. Ciò che colpisce ma non stupisce è che, come Amnesty sottolinea, Netanyahu di fronte a tali atrocità si manifesta fieramente indifferente. 

Quattro milioni di persone sono costrette a scappare dai propri Paesi d’origine e a ricorrere allo status di rifugiati in altri Stati. Molti di questi scappano dalla Siria e da tutto il Medio Oriente in cerca di un futuro migliore verso l’Europa.

In questo quadro drammatico, colpisce che il fenomeno Isis sia indicato solo come una fra le altre cause delle destabilizzazioni e delle perpetue violenze analizzate. A causa delle atrocità dello “Stato islamico” sono morte più di 10mila persone e due milioni di persone si sono messe in fuga per la salvezza. Questo quadro dimostra che l’Isis è solo una delle minacce che si devono fronteggiare, e se anche si riuscisse a sconfiggerla le violenze non si placherebbero né tantomeno diminuirebbero perché, come si è detto, nella maggior parte dei casi bisognerebbe combattere con nazioni che possono godere di alleanze, in alcuni casi potenze economiche mondiali, che renderebbero una risoluzione del conflitto molto più difficile da raggiungere.

Per questa ragione, Amnesty International fa pressione sulle Nazioni Unite perché svolga in maniera decisiva il suo ruolo di peacemaking, peacekeeping e peace enforcement. Un primo passo sarebbe indurre più stati possibili ad aderire al Trattato sul mercato delle armi e indurre i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu – Usa, Repubblica Popolare Cinese, Regno Unito, Francia e Russia – a rinunciare al loro potere di veto.

di Carolina Ambrosio

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