L’ambiente deve essere protetto anche in tempo di guerra

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Lo sfruttamento dell‘ambiente per scopi militari è un disastro per la natura a livello mondiale, ed è per questo che le Nazioni Unite hanno designato il 6 novembre la Giornata internazionale per prevenire lo sfruttamento dell’ambiente in guerra e conflitti armati.

ambiente-guerraGli esperti ambientali sostengono che una piccola azione in un angolo appartato può avere un impatto sull’intero ambiente del mondo perché l’ambiente non è limitato geograficamente. Quindi, gli impatti della guerra e dei conflitti ostili sull’ambiente sono irreversibili e persistono per anni.

Nasser Moqaddasi, vice capo del Dipartimento per l’ambiente iraniano, afferma che nel 2001 l’ambiente e le risorse di molti Paesi coinvolti nei numerosi conflitti del 20° secolo sono state danneggiate in guerre principalmente innescate dalle potenze egemoniche. “Ora il ripristino delle aree ambientali danneggiate sembra molto difficile se non impossibile”, ha affermato. Ecco perché nel 2001 le Nazioni Unite hanno designato il 6 novembre come la Giornata internazionale per prevenire lo sfruttamento dell’ambiente in guerra e conflitti armati, ha aggiunto il funzionario.

Moqaddasi ha fatto riferimento al regime israeliano come un buon esempio di un regime anti-ambiente nel mondo, dichiarando che il regime ha occupato il suolo, le risorse idriche, l’ecosistema naturale, le splendide rive, giardini di uliveti e di datteri e vaste aree del territorio palestinese. “L’inquinamento dei metalli pesanti usati negli attacchi aerei israeliani contro i palestinesi ha inflitto pesanti danni all’ambiente e alle risorse naturali della regione. Il flusso di acque reflue provenienti dagli insediamenti israeliani ha inquinato i fiumi della regione e anche le risorse di acqua potabile”, ha affermato.

Secondo Moqaddasi, anche l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein ha danneggiato l’ambiente in gran parte dell’Iraq e dell’Iran nel corso della Guerra imposta (1980-1988). “Ha asciugato parti dei laghi regionali per scopi militari e ora stiamo soffrendo per le tempeste di polvere che si scatenano dalle zone aride”.

Il funzionario iraniano ha affermato che i bombardamenti chimici di Saddam sulle regioni occidentali dell’Iran e le loro ricadute hanno lasciato la maggior parte delle risorse naturali inquinate, causando pesanti costi per l’economia della Repubblica Islamica. Ha poi fatto riferimento alle operazioni dei gruppi terroristici nella regione e ha affermato che negli ultimi anni i mercenari dell’Isis hanno causato gravi danni all’Asia occidentale e hanno lasciato effetti irreversibili sulle risorse naturali della regione.

“La vegetazione della maggior parte della regione è già stata distrutta e altre parti si sono trasformate in un centro per le tempeste di sabbia, che di solito si spostano verso le province occidentali e sud-occidentali dell’Iran. Ciò causa grandi perdite sociali ed economiche per noi. Nell’Islam, si insegna a proteggere l’ambiente e le risorse naturali anche durante i conflitti”, afferma il funzionario.

Moqaddasi ha riferito che le sanzioni unilaterali statunitensi contro la Repubblica islamica hanno anche effetti anti-ambientali. “Le sanzioni ostacolano la cooperazione in corso tra l’Iran e altri Stati e interrompono lo scambio di tecnologie correlate. Tutto ciò, rende più difficile per noi proteggere le nostre risorse naturali e firmare trattati internazionali in questo settore”.

Il funzionario ha descritto la guerra come un fenomeno sgradevole imposto ad altri da potenze arroganti nei paesi in cerca di giustizia. “Ecco perché la comunità internazionale dovrebbe sviluppare regolamenti vincolanti per proteggere l’ambiente dalle guerre e dall’arroganza”, ha concluso Moqaddasi.

di Giovanni Sorbello

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