Al-Manar, Kassir: “Non sprecate altre bombe, noi ci saremo sempre”

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di Redazione

E’ seconda solo ad Aljazeera, Al-Manar Tv è tra le reti televisive più seguite in tutto il medio oriente e non solo. “Sopravvissuta” a devastanti bombardamenti, soggetta ad ingiuste censure, Al-Manar, con i suoi oltre 400 dipendenti e 15 inviati esteri, rappresenta la voce e l’orgoglio della resistenza libanese nel mondo. Giorni fa una nostra delegazione ospite nella redazione della televisione del Partito di Dio, ha incontrato il Direttore Generale Abdallah Kassir.

Qual è stata l’idea con cui è nata Al-Manar?

Al-Manar è nata nel 1991 perché avevamo bisogno di una voce che parlasse liberamente della resistenza contro gli israeliani, che avevano occupato il Libano nel 1982. Prima di Al-Manar, le altre Tv parlavano della resistenza in due modi; alcuni ne parlavano male, altri sceglievano le notizie sulla base delle proprie convenienze. Così è nata la necessità di fondare una nuova Tv, una voce libera al fianco della resistenza libanese.

Cosa differenzia Al-Manar nel modo di lavorare rispetto ad altre televisioni?

Lo slogan principale di Al-Manar che la rende diversa dalle altre Tv è “sincerità ed onestà. Noi sappiamo benissimo che nel campo dei media non c’è una Tv che lavori senza essere schierata con una parte, senza subire influenze. Noi lo sappiamo bene. Noi cerchiamo di essere logici. Quando abbiamo le informazioni le mettiamo in maniera sincera, anche se non siamo d’accordo. Non fa parte del nostro stile cambiare o modificare le informazioni che abbiamo.

Che rapporti avete con i media occidentali?

Noi facciamo parte dell’Asbu (Arab State Broadcasting Union), Federazione delle Tv e delle radio arabe. Siamo anche ai vertici della Irtvu (Islamic Radio and Tv Union), Federazione delle Tv e delle radio islamiche. Per quanto riguarda i rapporti con i media occidentali, pur essendo aperti, non abbiamo mai avuto nessuna collaborazione, poichè nessuno ha avuto il coraggio e la lealtà di confrontarsi ed aprirsi con noi. Restiamo comunque aperti e disponibili a qualsiasi tipo di collaborazione con i media occidentali.

Al-Manar ha subito delle censure in Occidente?

Si, nel 2003 i nostri canali sono stati oscurati in Europa e nel 2004 negli Stati Uniti. Quando abbiamo cercato di capire il perchè, abbiamo scoperto che dietro tutto questo c’erano come sempre gli israeliani. Sono loro che hanno pressato gli europei e gli americani affinché ci censurassero. Con il passare del tempo abbiamo capito che gli slogan occidentali in cui si inneggia alla libertà dei media sono falsi e vuoti, soprattutto quando si tocca Israele. Abbiamo avuto problemi anche in Australia, ma qui hanno affrontato il problema in maniera diversa, più precisi ed onesti. Hanno esaminato la programmazione di Al-Manar per tre mesi, e dopo aver analizzato il contenuto dei nostri programmi hanno capito che non c’era nessun tipo di irregolarità rispetto le normative australiane che riguardano il controllo dei media.

Durante i bombardamenti del 2006 gli studi di Al-Manar vennero completamente distrutti. Destò grande sorpresa l’immediata ripresa dei programmi. Cosa ricorda di quei momenti?

Quando gli americani ci hanno inserito nel 2004 sulla lista delle organizzazioni terroristiche, abbiamo capito che in quel preciso momento era stato dato il semaforo verde ad Israele, per attaccare la resistenza libanese. Quindi, ci siamo preparati in previsione di quello che poi è realmente successo. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, cioè come siamo riusciti ad andare in onda dopo tre minuti dal bombardamento, non possiamo spiegarlo per motivi di sicurezza. Comunque, noi abbiamo voluto dare un segnale forte, abbiamo dato la visione di essere ancora lì al lavoro. Gli israeliani rimasero increduli, malgrado cinque ondate di bombardamenti contro la nostra sede, non riuscivano a zittirci. Purtroppo Israele continua ad ignorare il fatto che la nostra vera forza proviene dalla fede che abbiamo per la nostra causa. Noi oggi stesso diciamo agli israeliani, non affaticatevi, non sprecate altre bombe, noi continueremo a trasmettere come prima.

In quell’occasione morì qualcuno dei vostri dipendenti?

Non ci sono stati morti. Nell’edificio c’erano i nostri ragazzi che hanno continuato a lavorare sotto i bombardamenti. Durante l’ultimo e più devastante attacco aereo i nostri ragazzi sono usciti dagli studi e solo tre sono rimasti lievemente feriti. Per tutti il periodo della guerra siamo stati presenti con i nostri corrispondenti in ogni angolo del Paese, il nostro lavoro è andato avanti regolarmente, malgrado le loro bombe. Noi abbiamo un proverbio che dice: “chi non ti uccide ti rende più forte”. Questo feroce attacco contro Al-Manar ha dato la forza a tutti noi di lavorare con maggiore entusiasmo.

Al-Manar è stata la prima televisione presente nella città siriana di El Quseir. In Occidente è arrivata solo la notizia della partecipazione militare di Hezbollah. Qual è stata la realtà dei fatti?

In nostri cameraman erano lì quando c’è stata la battaglia tra l’esercito siriano e i terroristi di al-Nusra (milizia legata ad Al-Qaeda) nella città di El Quseir, roccaforte dei “ribelli”. I combattenti di Hezbollah si sono battuti al fianco dell’esercito siriano, non è un segreto, stanno combattendo contro i terroristi che attaccano quotidianamente i villaggi libanesi lungo il confine. Hezbollah combatte solo per difendere la popolazione libanese. Il Fronte al-Nusra, malgrado sia inserito sulla lista nera dei gruppi terroristici, è finanziato e sostenuto da Stati Uniti, Israele, Qatar ed Arabia Saudita.

E’ confermato il ritrovamenti di armi israeliane?

No, secondo me no. Sono state trovate solo poche munizioni in cui c’erano scritte in ebraico.

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