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Ahmad Yassin, padre spirituale della Resistenza palestinese

Redazione on 6 aprile 2019 - 02:49 in Palestina, Primo Piano

Sono trascorsi 15 anni dal martirio dello sceicco Ahmad Yassin, riconosciuto come il “padre spirituale della Resistenza palestinese”.

Lo sceicco Yassin è stato ucciso in un attacco brutale da parte delle forze militari del regime israeliano il 22 marzo 2004, mentre veniva accompagnato fuori dopo aver effettuato la preghiera del mattino presso la moschea nel quartiere di Sabra, nella Striscia di Gaza. L’attacco venne condotto da un elicottero da combattimento Apache AH-64, che sparò dei missili Hellfire uccidendo lo sceicco Yassin e tutti e due le guardie del corpo.

Lo Sceicco Ahmad Yassin è nato nel villaggio di Jourat Ashkelon, nel giugno 1936, un anno che segnò la prima rivolta armata palestinese contro la crescente interferenza sionista nei territori palestinesi. Quando aveva 16 anni, lo sceicco ha subito una grave lesione spinale mentre giocava con i suoi amici. Il danno al midollo spinale lo ha reso tetraplegico per il resto della sua vita, rilegandolo in una sedia a rotelle.

Yassin viene ricordato ancora oggi come fondatore e leader del Movimento di Resistenza islamica palestinese Hamas, costituito nel 1987. Lo sceicco e i suoi compagni hanno fondato Hamas per combattere le forze di occupazione israeliane. Ha fondato anche al-Mujamma’ al-Islami, il Centro Islamico che ha gestito molte organizzazioni religiose tra cui l’Università Islamica a Gaza. Dai suoi studenti, lo sceicco veniva chiamato “il Maestro”.

L’allora primo ministro del regime israeliano, Ariel Sharon (il macellaio di Sabra e Chatila) aveva promesso di eliminare l’intera leadership palestinese tra cui Yasser Arafat e lo sceicco Ahmed Yassin.

Nei suoi discorsi, lo sceicco definiva il regime israeliano, per la sua stessa esistenza, un insulto all’Islam. Era dovere dei musulmani di intraprendere il Jihad per liberare la Palestina nella sua interezza, e vi era la necessità di stabilire un ambiente adatto per preparare la società per gli enormi compiti che l’attendevano. Riteneva pertanto, che la lotta doveva essere culturale, morale ed educativa; si trattava di eliminare laicità e stabilire una società palestinese basata sui principi islamici per preparare la liberazione della Palestina attraverso il Jihad.

Durante un’intervista rilasciata a Crescent International, allo sceicco Ahmad Yassin è stata chiesta la sua opinione circa il cosiddetto processo di pace. Ha risposto affermando che: “In realtà, si tratta di un insediamento opprimente che è stato imposto al popolo palestinese da parte degli Stati Uniti e Israele. E questa non è la pace. Tutto il popolo palestinese vuole la pace. Perché non dovremmo volere la pace? Anche gli uccelli e gli animali desiderano la pace. Ma vogliamo una pace che ripristini i nostri diritti, una pace che trattiene la mano dell’oppressore, che impedisce all’occupante di occupare la nostra terra. Ma la pace che rafforza l’occupazione e la colonizzazione e mette al bando il popolo palestinese, non è realmente la pace”.

Incontro dello sceicco Ahmad Yassin con l’Ayatollah Khamenei

Il 2 maggio del 1998, lo sceicco incontra a Teheran il leader della Rivoluzione islamica Ayatollah Khamenei. “I musulmani dovrebbero sempre mantenere viva la causa palestinese”, ha affermato il leader iraniano. Egli osserva che la vittoria dei giovani palestinesi sull’occupazione sionista è la promessa definitiva e irrevocabile di Dio. Durante questo incontro, l’Ayatollah Khamenei ha dicharato che lo sceicco Ahmad Yassin e tutti i combattenti palestinesi sono in prima linea nella guerra tra la giustizia e il male, e coloro che tentano di colpire i palestinesi non hanno alcun diritto di parlare in nome e per gloria della Palestina”.

Pur menzionando la lotta della Repubblica Islamica dell’Iran contro il regime israeliano, il leader ha osservato che: “La nazione iraniana è determinata a mantenere la propria posizione accurata e corretta sulla questione palestinese, e i problemi causati da questa posizione sono considerati una grazia e la benedizione da Dio Onnipotente. Aiuteremo sempre i guerrieri palestinesi, e le pressioni politiche e la propaganda non impediranno alla nazione iraniana di sostenere la Resistenza palestinese”.

Sheikh Yassin, ha sottolineato che: “La Resistenza islamica palestinese non rinuncerà a un pollice di terra palestinese. La Palestina appartiene a tutti i musulmani e con la Resistenza raggiungeremo il martirio in questo percorso per liberare Al-Aqsa”. Egli ha anche espresso la sua gratitudine per il determinante sostegno che la Repubblica Islamica dell’Iran dona al popolo palestinese, e per la sua lotta contro il regime sionista.

Ancora oggi, a 15 anni dal suo vile assassinio, il movimento di Hamas segue le orme del suo fondatore, con la consapevolezza che solo tramite la Resistenza si potranno liberare i territori occupati dal regime sionista.

di Giovanni Sorbello

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