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Voto in Olanda: si sgonfiano i populisti

Salvo Ardizzone il 17 marzo 2017 - 04:59 in Europa, Primo Piano

Il voto in Olanda è passato e le Cancellerie europee tirano il fiato: il leader populista Geert Wilders, malgrado le paure della vigilia, non ha sfondato passando dal 10% del 2012 al 13% assicurandosi 20 seggi, 5 in più dei precedenti; un successo che, viste le attese, si configura come un deludente ”flop”.

voto in Olanda si sgonfiano i populisti

A “vincere”, pur perdendo parecchio, è stato il premier Mark Rutte: i suoi liberali del Vvd hanno raggiunto il 21% con 33 seggi, confermandosi il primo partito ma lasciando per strada il 5% dei voti e 9 seggi; in ogni caso hanno limitato i danni con una rimonta ottenuta negli ultimi giorni cavalcando la crisi strumentale con la Turchia, niente a vedere con i problemi veri della gente che nel complesso sono rimasti fuori dal voto in Olanda.

E il fatto che la condotta del Governo sia stata fallimentare, è dimostrato dal disastroso risultato dei laburisti del Pvda, che hanno governato insieme ai liberali: sono rimasti con solo 9 seggi perdendone addirittura 29, pagando l’incapacità d’interpretare i bisogni della gente e posizioni che s’incarnano nell’ultra rigorista Jeroen Dijsselbloem, l’arcigno Presidente dell’Eurogruppo.

Ad essere l’unica sorpresa politica del voto in Olanda, caratterizzato da un’affluenza record (82%), sono stati i verdi di sinistra di Jesse Klaver, il leader 31enne che li ha portati da 4 a 14 seggi.

Il premier Mark Rutte canta vittoria per non essere stato travolto dalla protesta popolare, anche se, con un risultato come il suo, ci sarebbe assai poco da festeggiare; più che altro è per il momento uno scampato pericolo. Adesso dovrà iniziare il suo terzo mandato: disintegratisi i laburisti, si rivolgerà a cristiano democratici (Cda), liberali progressisti (D66), verdi di sinistra e socialdemocratici per formare uno zoppicante Governo di coalizione.

Nella realtà, malgrado gli establishment del Continente festeggino, dal voto in Olanda escono tutti sconfitti: Wenders si sentiva già Primo Ministro ed è stato semplicemente patetico nell’offrire collaborazione al prossimo Governo, dopo aver sparato a zero su tutti. Ma se la cosiddetta “primavera populista” non è fiorita, la precedente coalizione di governo si è semplicemente sbriciolata, e solo l’imbarazzante pochezza dell’opposizione ha fatto sì che almeno i liberali limitassero i danni. Ora, con l’eterna scusa dell’emergenza, imbarcheranno un gruppo di partiti per rimanere al potere e continuare politiche dimostratesi inutili quando non perniciose.

Nella sostanza, il sollievo di Rutte è il sollievo delle sedicenti élites europee che hanno visto infrangersi l’onda della protesta, di cui nulla hanno compreso e nulla intendono fare per risolvere i problemi che l’alimentano; una casta autoreferenziale arroccata nel proprio miope egoismo. Ma il voto in Olanda è stato un altro colpo di campana per Istituzioni inette e Stati sordi, che si sono salvati un’altra volta solo per la consueta inadeguatezza (non casuale) di chi si intesta la protesta.

Adesso è tutto rinviato alle elezioni in Francia fra 40 giorni ed in Germania a settembre; visti i protagonisti, è difficile che qualcosa cambi sul serio, e non potrà essere diverso fino a quando la gente vorrà seguire imbonitori privi di credibilità e solidi programmi.

di Salvo Ardizzone

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