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Terrorismo nei Balcani: una minaccia trascurata

Salvo Ardizzone il 18 marzo 2017 - 05:03 in Attualità, Primo Piano

Il Terrorismo nei Balcani è un fenomeno troppo spesso trascurato, messo in ombra da fenomeni assai più mediatici, eppure quell’area ha un ruolo sempre più rilevante e dimostrato d’incubatrice e snodo del Terrorismo.

terrorismo nei Balcani una realtà trascurata

Mentre l’attenzione di media e istituzioni è catalizzata da Siria, Iraq e Nord Africa, i Balcani sono passati da semplice zona di reclutamento di “foreign fighters” a santuario per chi ritorna dai campi di battaglia ed area di sviluppo per cellule salafite e terroristiche, grazie ad organizzazioni di supporto logistico sempre più ramificate ed efficienti.

Il fenomeno del Terrorismo nei Balcani non è localizzato, ma interessa soprattutto l’area dell’ex Jugoslavia, devastata dalle guerre che hanno portato alla sua dissoluzione. Guerre che hanno avuto un ruolo primario nella diffusione locale del wahabismo e nella radicalizzazione di molti soggetti.

Serbia, Kosovo, Macedonia, Albania e soprattutto Bosnia contano un crescente numero di salafiti e wahabiti sempre più radicalizzati, organizzati in comunità da cui sono partiti “foreign fighters” a centinaia, molti dei quali sono tornati in parte per le sconfitte in Siria, Iraq e altrove, ma in parte perché inviati per far nascere cellule e diffondere l’infezione del Terrorismo nei Balcani.

All’origine di questa diffusione, ci sono le mani, neanche nascoste, dell’Arabia Saudita e di altri Stati del Golfo, quegli stessi Paesi che Governi e media occidentali hanno la stupefacente cinica ipocrisia di definire “moderati”. Essi manovrano e finanziano largamente Ong che si infiltrano nei vuoti lasciati da servizi pubblici deficitari o corrotti, avvicinando la gente con strutture di istruzione/educazione o sanitarie. Strutture gestite da imam formati presso centri wahabiti, che reclutano giovani da inviare in Arabia Saudita, o comunque nell’area del Golfo, per radicalizzarli dopo averli allontanati dalle famiglie.

Si tratta di un’operazione capillare, che prende di mira le fasce sociali più disagiate o emarginate (vedi le crescenti adesioni fra la popolazione Rom in Serbia); essa non usa semplicemente il messaggio religioso, ma utilizza anche argomenti “laici” facendo leva sul diffuso disagio sociale, la mancanza di lavoro e la pessima qualità delle infrastrutture.

Ormai i wahabiti in quelle aree si contano a migliaia, bene organizzati e coordinati dalle Ong (vedi l’esempio della Bosnia, dove in alcune zone interne, per il momento ancora limitate, sono ormai prevalenti), ed inquadrati in organizzazioni estremiste che, come quelle della Serbia meridionale/Kosovo, spesso sono dedite ad attività criminali da cui traggono denaro, armi ed un crescente controllo del territorio.

Il Terrorismo nei Balcani, perlomeno quello che sta covando praticamente indisturbato, è ormai un fenomeno che non può essere contrastato con episodiche operazioni di polizia; non è un caso che l’Arabia Saudita abbia individuato quell’area per le sue attività di proselitismo e futura destabilizzazione; un’area caratterizzata da sottosviluppo, paurose carenze sociali e dalla presenza di una massa di disperati che può essere facilmente manovrata e arruolata.

In un simile contesto, le infiltrazioni delle Ong e l’opera degli imam avranno buon gioco, e le radici del Terrorismo nei Balcani non potranno essere tagliate con la semplice repressione; occorrerebbe, anche e soprattutto, un massiccio intervento politico di cui non si vede traccia, neanche da parte di quelle autorità europee sempre pronte a parole e mai nei fatti, neanche (e soprattutto) sui dossier importanti.

Il problema è tutt’altro che localizzato, e l’Italia è fra le prime ad essere interessata sia per la vicinanza, sia per la presenza di diverse comunità balcaniche sul proprio territorio, come dimostrano le diverse operazioni sin qui compiute con discrezione dai Ros.

Il Terrorismo nei Balcani è dunque un problema serio, come sanno bene gli esperti che continuano a ripetere che l’Italia deve smettere di pensare che il pericolo terroristico sia quello che vene dai “barconi”, chiudendo gli occhi sul verminaio che cresce nei Balcani.

Tuttavia, c’è da star certi che media e politici d’accatto continueranno a strillare ad ogni sbarco, confondendo (volutamente e in piena mala fede) un problema umanitario vero e che non si vuole affrontare razionalmente (i motivi sono tanti e ci porterebbero lontano), con un problema di sicurezza che viene invece da tutt’altra parte.

Ma si sa, sono in tanti a speculare facile sulle paure della gente, additando il “diverso” come la causa di tutti i mali, nascondendo così colpe e fallimenti di una classe politica indegna.

di Salvo Ardizzone

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