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Africa, crescita vertiginosa di Special Forces Usa

Salvo Ardizzone il 9 gennaio 2017 - 05:30 in Attualità, Primo Piano

Le Special Forces sono divenute lo strumento preferito delle Amministrazioni Usa per mettere in atto quelle “shadow wars” tanto care allo Zio Sam; per questo la loro presenza in un Continente testimonia l’interesse reale di Washington per quell’area, e segnala come un termometro il livello di ingerenza a Stelle e Strisce nelle dinamiche locali.

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Ebbene, negli ultimi 10 anni l’Africa ha conosciuto il più vertiginoso aumento del dispiegamento di Special Forces Usa di qualsiasi altra parte del mondo. Secondo i dati forniti dall’Us Special Operations Command, nel 2006 solo l’1% dei suoi effettivi inviati all’estero erano schierati in Africa; nel 2016 la percentuale è passata al 17,26%, seconda solo a quella del Grande Medio Oriente, dove gli Usa sono impegnati in Siria, Iraq, Yemen e nell’eterno mattatoio dell’Afghanistan.

Ma è soprattutto la missione ad essere diversa: non si tratta di scontrarsi contro un avversario ufficiale per fare la differenza, in Africa le Special Forces Usa sono impiegate in operazioni “coperte” e comunque adottano un basso profilo. Secondo quanto dichiarato dal generale Donald Balduc, capo dell’Us Special Operations Command Africa, quegli uomini devono appoggiare gli alleati/complici scelti di volta in volta da Washington, col sottinteso che a quei reparti spetta un lavoro silenzioso e “sporco”, volto a puntellare regimi discutibili e a perseguire scopi inconfessabili.

Ma anche qui le cose stanno cambiando rapidamente, di pari passo al dilagare delle missioni, come in Somalia, dove le Special Forces sono ormai impiegate apertamente per eliminare i capi degli al-Shaabab e contrastarne il ritorno, o in Libia, dove sono state e sono sul campo al fianco di diverse fazioni, come a Sirte.

Dai dati che emergono, è il loro utilizzo complessivo che è in crescita vertiginosa: secondo quanto riferito dal gen. Balduc, al momento su quel teatro sono operativi 1.700 elementi delle Special Forces, incorporati in missioni basate in 20 diversi Stati, ma in realtà, incrociando i dati, secondo la testata The Intercept esse hanno operato ed operano in almeno 33 dei 54 Paesi africani; una rete di basi ed elementi che avvolge l’intero Continente.

Balduc sostiene che la missione principale dell’Us Special Operations Command Africa, ovvero di quella rete di operativi delle Special Forces, è indirizzata a formare e potenziare le forze di sicurezza locali contro i comuni nemici. Peccato che la stragrande maggioranza degli Stati africani che hanno ospitato quelle missioni di addestramento nel 2016, hanno visto le proprie forze di sicurezza accusate di gravi violazioni dei diritti umani, come in Algeria, Nigeria, Congo, Kenya, Tanzania, Mali, Mauritania, Camerun e così via.

Stando ai dati raccolti da The Intercept, le Special Forces Usa sono presenti anche in Sudan; singolare, visto che per decenni il Paese è stato additato da Washington come sponsor del terrorismo; ma, a quanto pare, elementi delle Special Forces, unitamente a funzionari del Dipartimento di Stato, hanno più volte incontrato le autorità sudanesi “per discutere della sicurezza globale della regione”. Una motivazione talmente generica da sembrare coniata apposta per coprire i più inconfessabili intrecci.

Da quanto detto, emerge un crescente groviglio di torbide “shadow wars”, condotte da Washington in tutta l’Africa impiegando le Special Forces come insostituibili pedine per puntellare alleati/complici, eliminare avversari, ostacolare concorrenti e comunque perseguire a prescindere gli interessi a Stelle e Strisce in tutto il Continente.

di Salvo Ardizzone

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