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Rezvan Unit: il reparto di elité di Hezbollah

Salvo Ardizzone il 6 gennaio 2017 - 04:05 in Asse della Resistenza, Primo Piano

Rezvan Unit è il reparto di elité di Hezbollah. Addestramento e fortissima motivazione la distinguono. Nata per le azioni decisive, ad Aleppo è alla testa dell’attacco.

L’efficienza militare di Hezbollah è più che nota, i primi a riconoscerlo sono gli israeliani che hanno dovuta sperimentarla a proprie spese; nella guerra in Siria, durante i primi anni dell’aggressione, sono stati i combattenti di Hezbollah a salvare una situazione che sembrava irrimediabilmente compromessa.

Ma oltre alle formazioni “regolari”, impiegate nei continui combattimenti e nello snervante controllo del territorio, Hezbollah dispone di proprie forze d’elite, impiegate solo in operazioni decisive di alto valore strategico; in pratica l’equivalente delle Forze Speciali. Si tratta essenzialmente della Rezvan Unit, costituita dopo l’assassinio di Imad Mughniyeh, avvenuto nel 2008, allora comandante delle Forze Speciali e di reazione rapida del Partito.

Tenendo conto che Hezbollah, per scelta e per ovvi motivi di sicurezza, mantiene riservate le notizie sulle sue attività militari, non circolano molte informazioni sull’Unità, tuttavia, secondo i dati disponibili, il reparto è stato forgiato secondo le idee di Mughniyeh, a suo tempo ritenuto dalla Cia e dal Mossad il più pericoloso avversario con cui si erano dovuti confrontare.

Nato per misurarsi con Israele, ha adottato tecniche operative proprie, frutto di una lunga esperienza e conformi alle strutture ed agli approcci dottrinari di Hezbollah, senza copiare metodi e procedure di altri corpi speciali.

Per essere ammessi, i suoi membri devono superare una difficile selezione psico-fisica e dare prova di altissime capacità militari, che poi saranno affinate in duri corsi di formazione estremamente selettivi. Ma quello che fa la vera differenza con tutti gli altri reparti della “community” internazionale delle Special Forces, è la fortissima motivazione degli appartenenti all’Unità.

Gli uomini della Rezvan Unit non sono dei “rambo” e nemmeno dei professionisti della guerra, sia pur di altissimo livello; si tratta di combattenti che si sono specializzati al massimo grado per dare il loro contributo alla Resistenza. Uomini le cui prime caratteristiche sono equilibrio, controllo e la consapevolezza che le loro straordinarie qualità sono poste al servizio di una Causa. Fanatismo, atteggiamenti aggressivi o spirito di casta sono banditi dall’Unità, che si considera uno strumento per conseguire gli scopi strategici di Hezbollah.

Durante tutto il faticoso percorso di formazione, che in pratica non conosce sosta per tutta la durata di appartenenza al reparto, insieme a continui corsi, studi teorico-pratici ed al serrato addestramento, i test di verifica sulle caratteristiche personali degli uomini sono continui, ed essenziali per l’ammissione e per la permanenza nei ranghi dell’Unità. Per questo, per l’impiego operativo, è considerata fondamentale la resistenza psico-fisica in condizioni estreme, e la capacità di mantenere controllo ed equilibrio sotto il massimo stress.

Nel corso del lungo training di formazione, gli appartenenti alla Rezvan vengono abituati a familiarizzare con i sistemi d’arma delle più disparate provenienze e nazionalità, e ad operare negli ambienti più diversi, sia urbani che extra urbani, perché il loro impiego possa avvenire in ogni condizione.

Secondo talune fonti giornalistiche, il comandante militare dell’Unità sarebbe Abu Ali al-Tabatabaie, un bersaglio enormemente ambito per Tel Aviv, che ha tentato di assassinarlo da ultimo nell’inverno del 2014, quando l’Aviazione israeliana ha colpito due veicoli di Hezbollah a Quneitra, città vicina al Golan occupato, nel vano tentativo di eliminarlo.

A testimonianza dell’efficienza del reparto, il sito israeliano Walla, vicino ai Servizi di Tel Aviv, nel descrivere con preoccupazione il livello delle capacità operative di Hezbollah, ha ammesso che la Rezvan Unit è in grado di infiltrarsi in territorio israeliano, attaccare i suoi obiettivi e rientrare alle sue basi in Libano in tutta sicurezza.

Da parte sua, il settimanale britannico The Economist, nel descrivere le caratteristiche del reparto, lo ha definito come capace di operare negli ambienti più diversi ed impervi, svolgendo le sue missioni con la massima professionalità ed efficacia anche in condizioni estreme.

Data la particolare riservatezza che circonda l’Unità, non si hanno dati certi né sulle operazioni a cui ha partecipato, né sui teatri in cui è intervenuta: si sa solo con certezza che la sua abituale area d’intervento è il Libano, la Palestina ed ora la Siria. L’unica indiscrezione trapelata (e volutamente non confermata da Hezbollah)  è che il salvataggio del pilota russo dell’S-24, superstite dell’abbattimento avvenuto in Siria, si debba largamente agli uomini della Rezvan, intervenuti al fianco degli spetsnaz russi.

Al momento l’Unità è segnalata ad Aleppo, con un reparto di consistenza ignota. Insieme a lei starebbe operando un forte contingente scelto di Harakat al-Nujaba, una milizia irachena addestrata dalla “Niru-ye Qods” (Brigata Gerusalemme) di Qasem Suleimani. Per le sue caratteristiche è probabile che la Rezvan venga impiegata alla testa dei volontari iracheni come guida, supporto e “mentoring”.

In ogni caso è certo che stia partecipando, come attore primario quanto discreto, alla fase culminante di quella battaglia, come in tutte le altre principali condotte dalla Resistenza.

di Salvo Ardizzone

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