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Tre portaerei Usa in rotta per la Corea

Salvo Ardizzone il 21 aprile 2017 - 03:48 in America, Primo Piano

A fine mese, saranno tre le portaerei Usa ad incrociare nel Mar del Giappone insieme ai loro Carrier Battle Group (Cvbg); ad annunciarlo è l’agenzia Yonhap, vicina al Governo di Seul.

tre portaerei Usa in rotta per la Corea

Oltre alla Vinson, di cui i media hanno già detto ampiamente, è in arrivo la Nimitz da S. Diego in California e la Reagan, che sta ultimando la manutenzione e partirà da Yokosuka in Giappone, una base della 7^ Flotta Usa ed unica sede fissa di un Cvbg fuori dagli Usa. Malgrado i toni della crisi in Estremo Oriente si siano momentaneamente smorzati, probabilmente per l’intervento cinese sia su Pyongyang che su Washington, quella in atto è una concentrazione di mezzi militari che ha ben pochi precedenti nell’area.

Il massiccio dispiegamento di portaerei Usa porta con sé alcune considerazioni; primo: la concentrazione dei Cvbg non è isolata, nell’area si stanno muovendo altri attori interessati a segnalare il loro peso nella crisi in corso. Il 12 aprile è entrato nel porto sud coreano di Busan l’incrociatore lanciamissili russo Varyag, ammiraglia della Flotta del Pacifico; con quella nave Mosca segnala i buoni rapporti con Seul (e quelli ultimamente migliorati con Tokyo) gettando tacitamente il suo accresciuto peso politico nella crisi.

Nel frattempo, il Giappone sta valutando di porre la sua Flotta al primo livello d’allarme nel caso si verificasse un ulteriore lancio di missili nord coreani, per inciso tutti diretti nelle sue acque.

La seconda riflessione è che il crescere della tensione ed i massicci movimenti militari avvengono mentre la Corea del Sud è immersa in una drammatica crisi istituzionale che ha travolto la presidente Park, ed è in attesa delle elezioni del 9 maggio. Elezioni che saranno cruciali per l’evolversi della situazione: Washington intende dispiegare in Corea del Sud il sistema antimissilistico Thaad, visto dalla Cina (a ragione) come una minaccia puntata contro di lei.

Se vincesse il candidato della sinistra Moon, contrario al suo dispiegamento, con tutta probabilità Pechino indurrà Pyongyang ad abbassare i toni; se il Thaad venisse confermato, verrebbe considerato una minaccia sia dalla Cina che dalla Corea del Nord, con quel che ne segue.

La terza riflessione scaturisce proprio dai movimenti delle portaerei Usa: l’8 aprile il Pentagono, su sollecitazione dell’Amministrazione, annunciava lo schieramento della Carl Vinson nel Mar del Giappone; il fatto è che, malgrado le bellicose dichiarazioni della Casa Bianca, il Cvbg ha mantenuto la sua missione originale, passando gli Stretti della Sonda sabato scorso per effettuare la prevista esercitazione nell’Oceano Indiano con la Marina australiana, e solo in questi giorni, completata la precedente missione, sta facendo rotta verso la Corea.

La cosa, più e prima che essere grottesca, rivela l’incapacità della Casa Bianca di farsi ascoltare dal Pentagono e dai Comandi responsabili d’area, in questo caso da quello del Pacifico, che sempre più spesso agiscono in maniera autonoma quando non in contrasto con le confuse indicazioni dell’Amministrazione.

Si tratta di un ribaltamento della prassi vigente durante le Amministrazioni Obama, quando la Presidenza operava uno stretto controllo su Pentagono ed Intelligence. Dal momento dell’insediamento, la mancanza di esperienza e conoscenza della nuova Amministrazione ha portato Trump a concedere sempre più spesso mano libera ai comandi militari e all’Intelligence nei vari teatri, vedi Medio Oriente, lasciando ai militari decisioni e trattazione di dossier tradizionalmente riservati a un Dipartimento di Stato al momento ancora privo di centinaia di funzionari e comunque lasciato senza precise direttive presidenziali.

Dietro l’affollarsi di portaerei Usa nel Mar del Giappone, come gli altri movimenti militari, c’è il pericolo di una totale assenza di leadership politica o comunque di una strategia, che lascia la gestione di una crisi delicatissima alla discrezione dei militari.

di Salvo Ardizzone

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