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Ogni guerra ha la sua droga

Redazione il 20 marzo 2017 - 02:38 in Focus, Primo Piano

Dobbiamo a Lord Palmerston, il grande architetto della politica inglese alle dipendenze della Regina Vittoria, lo sviluppo del commercio della droga, per il quale il gran maestro di rito scozzese della massoneria aveva lanciato la prima e la seconda guerra dell’oppio, per portare a termine la politica della “Cina aperta”, da lui stesso elaborata vent’anni prima. Così la Gran Bretagna fu in grado di controllare più di tre quarti dell’ingente commercio cinese incrementando il traffico di droga. Le stesse famiglie di origine scozzese che esercitavano il traffico dell’oppio in Oriente, esercitavano anche il traffico di schiavi e del cotone negli Stati Uniti insieme ai Rothschild e ai banchieri sionisti di New York, tra cui i Kuhn e i Lehman.

Più tardi, nel 1965, il primo ministro della Cina di Mao, Ciu En Lai, avrebbe detto al presidente egiziano Nasser: “Si ricorda quando l’Occidente ci impose le guerre dell’oppio? Ci hanno combattuto con l’oppio. Adesso noi li combatteremo con le stesse armi… L’effetto di questa demoralizzazione sugli Stati Uniti sarà molto più grande di quanto si possa immaginare”.

E così fu. La guerra nel Vietnam vide i soldati americani moralmente disfatti dall’eroina, che diventò una vera abitudine tra le truppe, in cerca di coraggio e temerarietà. Quanti soldati tornati dal fronte erano ormai tossicodipendenti come più tardi il 25 per cento dei reduci sovietici impegnati in Afghanistan?

Aumentano le guerre, aumentano le droghe. Se nella prima guerra mondiale il generale Cadorna poteva affermare “Le sole munizioni che non mi mancano sono gli uomini”, oppure, “Il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti ed i vigliacchi”, cosa impediva ai soldati di impazzire e sparare ai superiori o vincere la paura e obbedire agli ordini di lanciarsi verso la mitragliatrice nemica, verso una morte sicura oltre la ferrea disciplina imposta? Bevande alcoliche come la grappa che facevano parte della razione quotidiana dei soldati, ai quale era abitudine distribuire grandi quantità di alcol prima della battaglia. Con la seconda guerra mondiale si intensificò l’uso della droga, quando soldati inglesi, giapponesi, tedeschi ed americani usavano, oltre la cocaina, pillole di anfetamine, sorte nel 1920, per vincere la fatica e la paura.

E con la costruzione di armi sempre più precise e sofisticate anche la droga è diventata un’arma di guerra. Solo che non serve più al combattente per superare la stanchezza o vincere la paura, ha preso il sopravvento sull’umano che è in noi, ha mescolato il sacro con il satanico, ha  contaminato anche la popolazione civile con il marcio, ha nutrito i giovani di falsità, concentrandosi sui bambini in particolare, servendosi della religione come scudo e specchietto per le allodole. L’arma segreta dell’Isis o meglio del Daesh ha un nome, si chiama Captagon.

Captagon permette ai soldati di combattere più ore senza fatica, permette loro di essere attivi per lunghi periodi di tempo con poco sonno e senza riduzioni significative della vigilanza o delle prestazioni, se catturati non avvertono dolore a forti colpi. Sostanze che, spesso mischiate con hashish o altre droghe più convenzionali, sono all’origine degli stati di alterazione dei miliziani: in questo modo si sentono imbattibili, onnipotenti e sempre nel giusto. Fino a compiere le peggiori atrocità ridendo. Prodotto nel 2011, dalla Nato, in un laboratorio in Bulgaria, il Captagon è ora prodotto in tutto il Medio Oriente.

Nel gennaio di quest’anno, la Reuters ha riferito di come la Siria sia diventata uno dei maggiori consumatori ed esportatore di anfetamine, il più popolare è appunto il Captagon. Secondo la Reuters, Captagon “genera centinaia di milioni di dollari di fatturato annuo in Siria, potenzialmente per fornire finanziamenti per le armi, mentre il farmaco stesso aiuta i terroristi in lunghi, estenuanti battaglie”. Nel 2013, il governo libanese ha sequestrato 12,3 milioni di pillole Captagon vicino al confine tra Libano e Siria, mentre la polizia turca ha sequestrato sette milioni di pillole. Inoltre, le autorità di Dubai hanno riferito che hanno effettuato un sequestro di 4,6 milioni di pillole Captagon nel dicembre dello scorso anno.

E tutto diventa un videogame per i miliziani del Daesh e per i nuovi arruolati che con euforia stuprano, decapitano, ammazzano, una realtà orribile descritta dai curdi che sono riusciti a fuggire in Turchia dalle città sul confine siriano, dove scorrazzano questi fanatici. Fanno propaganda di arruolamento con immagini di sangue e incitamento al martirio, oppure con immagini di soldati armati che fanno la chiamata al dovere promettendo la rigenerazione in Jannah.

Sta di fatto che l’islamismo non c’entra affatto con questa gente che, con la mano di esperti, propagano nei video la loro guerra “santa”, in realtà sono dei Charles Manson reclutati principalmente tra i delinquenti nelle prigioni, che si danno allo sterminio del prossimo e di loro stessi, per interessi di ben altri, che potrebbero grazie a loro non avere bisogno di scarponi sul campo, di droni o di missili potenti, forse hanno solo bisogno di un paio di partite “killer” di Captagon.

di Cristina Amoroso

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