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Mondo del lavoro: sempre più precariato e meno umanità

Salvo Ardizzone il 11 aprile 2017 - 04:13 in Cronaca, Primo Piano

Il mondo del lavoro è contrassegnato ormai da storie di ordinaria drammaticità: esseri umani trattati come numeri da aziende come Alitalia, Sky e Almaviva, colossi nel loro settore che hanno attuato politiche di de umanizzazione messe in atto dai cosiddetti “Uffici Risorse Umane”.

mondo del lavoro sempre più precariato e meno umanità

Dei tanti racconti disumani, spicca per cinismo quello narrato da un dipendente del colosso televisivo Sky; stando a quanto rivelato la pratica per attuare il licenziamento ha sfiorato il sadico: i lavoratori, a gruppi di gruppi di sette/otto persone, venivano radunati presso gli uffici del personale ed invitati dal kapò di turno a scegliere chi doveva finire nelle liste degli esuberi. Molti dei sottoposti a questo macabro rituale hanno avuto l’impressione di trovarsi dinnanzi ad un plotone d’esecuzione, che risolve così i tagli di personale dovuti alla “ristrutturazione”.

A molti altri, invece, è stato chiesto di spostarsi da Roma nella sede di Milano, una scelta che comporta uno stravolgimento nella vita di chi ha messo su famiglia e sistemato casa nella Capitale con tutto ciò che ne segue in termini di spese (e sacrifici). Ma nell’attuale mondo del lavoro l’importanza di tutto ciò è relativa; per il padrone, se il cosiddetto “mercato” lo chiede, ai dipendenti è lasciata un’unica risposta: obbedisco.

Altro caso drammatico è quello di Almaviva: sinora sono 1.666 i lavoratori licenziati per non aver accettato un accordo capestro che prevedeva un taglio salariale del 17%; per 4/6 ore di lavoro una retribuzione fra i 600 e i 900 euro al mese. Lavoratori che sono stati abbandonati a se stessi, anzi linciati mediaticamente per non essersi piegati alle direttive aziendali, alle esigenze del nuovo mondo del lavoro. Per molti di essi non vi nemmeno la presenza di ammortizzatori sociali, l’unica assistenza è data dall’assegno Naspi, molti sono anche senza Tfr.

E ancora, una situazione senza soluzione è quella della compagnia di bandiera, l’Alitalia. Lavoratori stagionali, per lo più ragazzi con prime esperienze lavorative, assunti con contratti da 4 o 5 mesi e che, alla scadenza, non vengono più richiamati. Il motivo? Perché se si dovesse arrivare ai 60 mesi lavorativi, l’azienda sarebbe costretta ad assumerli a tempo indeterminato. Si sono visti contratti della durata di 59 mesi e 16 giorni, a volte anche di 59 mesi e 25 giorni; pagliacciate indegne in qualsiasi Paese voglia chiamarsi civile, ma non in Italia e nel suo mondo del lavoro.

Le istituzioni in tutto ciò sono latitanti. Silenti. Ignave. Si presentano solo in occasioni di campagne elettorali o di primarie; allora, per raccattare qualche voto, promettono tutto ed il contrario di tutto. A farne le spese è chi si trova a sopravvivere, a tentare di tirare avanti.

Negli anni 70 si lottava, si scioperava, era una lotta dura ma molte volte si otteneva ascolto; una delle conquiste maggiori del mondo del lavoro fu quello Statuto dei Lavoratori inviso al 90% della politica italiana che ha fatto di tutto per disintegrarlo nella sua essenza. Adesso, quelle poche urla che rimbombano nelle strade rimangono inascoltate; troppo il bisogno di lavoro, troppa la necessità che porta a dire: intanto oggi mangio, domani si vedrà. Il Mercato ha stravolto la vita di tutti, ha omologato tutti, vincendo a mani basse, ha distrutto e fatto proprio il mondo del lavoro.

di Sebastiano Lo Monaco

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