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Mala giustizia: 14 mesi di odissea per Murad

Salvo Ardizzone il 18 marzo 2017 - 04:48 in Cronaca, Primo Piano

La mala giustizia italiana ha colpito duramente un siriano di 22 anni costretto a fuggire dalla sua nazione. Murad Al Ghazawi è il nome del giovane che, arrivato il 14 dicembre del 2015 a Pozzallo, ha vissuto in Italia un altro inferno perché è stato ritenuto legato ad una formazione terroristica molto vicina a Daesh; un’accusa costata a Murad oltre un anno di carcere e da cui solo pochi giorni fa è stato completamente assolto per insufficienza di prove e contraddittorietà delle stesse.

Mala giustizia 14 mesi di odissea per Murad

Ma perché si parla di mala giustizia?

Nel telefono del giovane siriano sono stati rinvenuti dei documenti in arabo, ritenuti come un possibile passaporto dello stato islamico, una sorta di lascia passare per muoversi in Europa; alcuni, fra le tante interpretazioni date, lo hanno addirittura ritenuto un diploma dell’Isis; nella realtà si è appurato che il documento è solo una dichiarazione di non miscredenza rilasciato a un certo Mamo Al Jaziri. Tutto questo nasce da un’errata traduzione, ad una scarsa conoscenza dell’arabo ed a una buona dose di lassismo. Sì, perché sarebbe bastata una breve ricerca in internet per scoprire che Mamo Al Jaziri è un musicista siriano di origine curda che vive a Stoccolma.

Contattato, l’artista ha smentito di far parte di qualsiasi associazione terroristica, ma a un’analisi più approfondita, la polizia ha appurato che si trattava di un fotomontaggio e che l’immagine circolava on line dal 2014, un anno prima che Murad mettesse piede in Italia. Non solo: il giovane siriano sarebbe stato incastrato anche da un’altra presunta prova, la frase Allah è grande ma l’Isis di più, anche questa rinvenuta su un cellulare. Si è appurato poi che Murad non ha mai pronunciato una frase del genere. Sembra una commedia degli errori ma è purtroppo un caso di mala giustizia.

Infatti, il presunto documento rilasciato a Mamo Al Jaziri non è stata l’unica leggerezza commessa da chi si è sventurato a tradurre, ce ne sono altre. Murad Al Ghazawi, per la giustizia italiana (mala giustizia nel suo caso) è stato registrato come Mourad El Ghazzoui, questo a causa degli errori di trascrizione commessi dai sedicenti interpreti durante le procedure di identificazione al centro di accoglienza di Pozzallo. Un errore che è costato carissimo a Murad: durante la carcerazione la famiglia non ha potuto fargli visita per quasi un anno, nonostante un giudice avesse dato l’autorizzazione, a causa della differenza tra il nome registrato e quello dei genitori.

Quando finalmente si è visto che il vero passaporto di Murad indicava la data 2013 come quella della fuga dalla Siria, durante il processo dove rischiava una condanna di quattro anni, si è dimostrata l’infondatezza delle prove e della sua non colpevolezza. Nel frattempo, a causa di sospetti infondati, Murad è stato rinchiuso nel carcere di Rossano Calabro, un carcere di massima sicurezza definito anche la Guantanamo d’Italia, dove si è ritrovato in cella con persone accusate (quelle sì a ragione) di terrorismo o condannate in via definitiva per mafia.

La scarcerazione non cancella il torto fatto ad un innocente che, a causa di mala giustizia, ovvero d’improvvisazione, pressapochismo, dilettantismo e, perché no, dell’equazione immigrato uguale terrorista molto in voga su alcuni giornali e negli strepiti di molti politicanti, ha passato ingiustamente 14 mesi della propria vita in carcere.

di Sebastiano Lo Monaco

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