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Licenziamento legittimo: parere favorevole della Cassazione

Salvo Ardizzone il 2 gennaio 2017 - 05:45 in Attualità, Primo Piano

La Cassazione si è pronunciata sul licenziamento legittimo. Adesso, il datore di lavoro, può licenziare non solo se in difficoltà economiche ma anche per una “migliore efficienza gestionale”, ovvero per aumentare i profitti.

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La sentenza è stata depositata il 7 Dicembre scorso e scrive una pagina del tutto nuova nel campo del diritto del lavoro. Il licenziamento legittimo è destinato a fare giurisprudenza, ossia ad essere preso come riferimento dai tribunali di primo e secondo grado che verranno chiamati a sciogliere i nodi delle controversie tra imprenditori e dipendenti.

La Cassazione è intervenuta sul caso di un dipendente che era stato licenziato dall’azienda dove prestava servizio, dopo due sentenze in contrasto tra di loro. Il giudice di primo grado aveva deciso che il licenziamento era legittimo perchè:“motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la catena di comando e quindi la gestione aziendale”. Il giudizio ribaltato in appello dove il licenziamento venne ritenuto illegittimo, in quanto non motivato dalla necessità economica né dalla presenza di eventi sfavorevoli ma: “motivato soltanto dalla riduzione dei costi e del mero incremento del profitto.”

Pronunciandosi sul licenziamento legittimo, la Cassazione si è appellata anche all’art 41 della Costituzione che prevede la libera iniziativa economica dei privati. La Cassazione, che ha pure citato delle sentenze passate, ha ritenuto che non sia necessario essere in presenza di una crisi aziendale per procedere al licenziamento. Manna per molte aziende e imprenditori. In un Paese dove essere assunti è più difficile di fare un terno al lotto, essere licenziati diventa assai più facile di evadere le tasse e farla franca.

In pratica, il licenziamento legittimo può essere giustificato per migliorare l’efficienza dell’impresa, ossia, si licenziano tre impiegati e si prendono tre macchine che fanno lo stesso lavoro in metà del tempo. Esempio banale ma tant’è, in quanto è previsto anche l’adeguamento alle nuove tecnologie.

Basta andare in qualsiasi centro commerciale e vedere l’utilizzo delle casse automatiche, e di come un singolo dipendente sia in grado di avere più di 6 casse sotto controllo. Diminuzione dei costi (si sarebbero dovuti stipendiare 6 dipendenti) e stesso guadagno, anzi, maggiore, visto che si stipendia (male) un solo lavoratore. Perché il punto è anche questo: non si riconosce nessuna specializzazione a chi lavora, lo si sfrutta e basta in nome del massimo profitto.

Ciò che rimane, non si sa ancora per quanto, è la potestà del giudice di verificare l’effettiva ragione presentata dall’azienda per giustificare il licenziamento legittimo per la riorganizzazione ed il nesso tra i due eventi. Ma il passaggio destinato ad avere seguito, a far giurisprudenza e a far discutere è dove si spiega che è licenziamento legittimo anche quello individuale senza che sia provato un andamento negativo dell’azienda; per giustificarlo è sufficiente la ricerca di una maggiore redditività dell’impresa.

Politiche mefitiche sempre più liberiste, riforme del lavoro capestro hanno creato un mostro, un’idra a più teste dalla quale, ormai, è impossibile fuggire. Non solo, ma ogni volta che si tenta di tagliare una branca che attanaglia e vessa il lavoratore onesto, ne nascono altre che ne prendono il posto. E’ una situazione tragica dove a farne le spese è chi lavora, costretto a sottostare a politiche criminali per cercare di portare a casa il necessario per campare. Ma in un Paese dove chi si occupa della “cosa pubblica” non ha la minima idea delle problematiche reali, che c’è da meravigliarsi?

di Sebastiano Lo Monaco

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