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Israele e la detenzione amministrativa

Irene Masala il 12 dicembre 2016 - 03:16 in Palestina, Primo Piano

L’Unione Europea alza la voce contro Israele per il continuo e indiscriminato uso della detenzione amministrativa nei confronti dei prigionieri palestinesi. Secondo i dati forniti da Addameer, associazione per i diritti umani che si occupa dell’assistenza ai detenuti, dal mese di ottobre a oggi sarebbero più di 700 i prigionieri palestinesi sottoposti a detenzione amministrativa nelle carceri israeliane. Tra questi, tre minorenni e tre rappresentanti del parlamento palestinese. La restrizione arbitraria della libertà individuale applicata per motivi di sicurezza pubblica, la detenzione amministrativa appunto, prevede la reclusione senza capi di imputazione né processo, per almeno sei mesi. Periodo di tempo che può estendersi ulteriormente sulla base di prove e interrogatori che non posso essere visionati nemmeno dal legale del detenuto.

Per questa ragione, l’Unione Europea ha espresso forte preoccupazione per la violazione dei diritti umani nei confronti dei detenuti, esortando Israele al rispetto degli obblighi internazionali, al diritto di assistenza legale e alla necessità di un processo equo.

Israele e la detenzione amministrativa

Israele e la detenzione amministrativa

Arafat Jaradat, detenzione amministrativa e situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

Il Parlamento europeo si era già espresso nel 2013 sul caso di Arafat Jaradat, con una risoluzione in cui si legge: “si esprime preoccupazione quanto ai detenuti palestinesi trattenuti in condizioni di detenzione amministrativa senza un’accusa; si sottolinea che tali detenuti dovrebbero essere accusati e processati, nel rispetto delle garanzie giudiziarie conformi alle norme internazionali, oppure essere rilasciati senza indugio”. Arafat Jaradat è deceduto il 23 febbraio 2013 nel carcere di Megiddo, dopo otto giorni di detenzione per aver tirato sassi contro bersagli israeliani. Sulle cause del decesso, al momento ancora controverse, pesa l’ipotesi di tortura.

Nella stessa situazione si trovano oggi anche Hasan Safadi, giornalista palestinese e coordinatore di Addameer, e Anas Shadeed e Ahmed Abu Fara, continuamente in sciopero della fame per protestare contro la detenzione amministrativa.

di Irene Masala

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