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Europa a due velocità: si spezza la Ue

Salvo Ardizzone il 13 marzo 2017 - 05:23 in Europa, Primo Piano

Europa a due velocità è stato lo slogan su cui si è spezzata l’ipocrita unanimità che ha sempre contraddistinto i vertici europei. Nel documento finale del Vertice dei capi di Stato e di Governo della Ue, tenutosi la settimana scorsa, manca la firma di Beata Szydlo, premier di Varsavia, ma a mugugnare erano quasi tutti i Paesi dell’Est.

Europa a due velocità si spezza la Ue

Già nella rielezione del polacco Donald Tusk alla Presidenza del Consiglio per i rimanenti 30 mesi del mandato, la Polonia si era strenuamente battuta contro la conferma, nei fatti isolandosi totalmente e paradossalmente rafforzando una candidatura che pareva a rischio. Ma, benché indicativa del clima teso, per Varsavia si trattava di questioni di politica interna (Kaczynsky, il vero uomo forte che controlla il Governo polacco, è un nemico giurato di Tusk), le divisioni vere sono venute a galla nell’ultimo giorno, con le dichiarazioni di Germania, Francia e Italia di sostenere il progetto di Europa a due velocità.

Uno slogan su cui dovrebbe essere cucita la Dichiarazione per il Vertice straordinario di Roma del 25 marzo, che si terrà per celebrare i 60 anni dei Trattati che segnarono l’inizio del processo di aggregazione europeo; ma che significhi in concreto Europa a due velocità è ancora nebuloso, e dalle dichiarazioni dei suoi sostenitori non si comprende molto di più.

La Merkel afferma che si deve essere uniti nella diversità; per Hollande, sui temi fondamentali alcuni devono poter procedere più rapidamente, evitando che un solo Paese possa bloccare tutti; Gentiloni, mettendo l’accento su occupazione e sviluppo, ha affermato che il concetto di “Europa a due velocità” esiste già, con l’Euro in 19 Paesi o l’area Schengen che ne comprende 20.

La Polonia, che il giorno prima aveva irritato tutti con la diatriba di politica interna spostata sulle Istituzioni europee, è rimasta isolata nella sua opposizione, ma ora potrebbe divenire leader dei Paesi dell’Est insoddisfatti dalla via imboccata dall’Unione.

Il Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) a cui si unirebbero i Paesi Baltici e la Romania, sono contrari a ciò che temono ci sia dietro allo slogan Europa a due velocità; si tratta di Paesi che sono entrati nella Ue attratti dal Mercato Unico e dai sussidi, oltre che per avere un ombrello politico. Non hanno alcuna intenzione né di mettere in comune pezzi di politica interna, né tanto meno (Ungheria esclusa) di rinunciare alle loro posizioni revansciste verso la Russia.

Si tratta di quegli Stati che, appoggiati da Inghilterra e Svezia, hanno costituito quella “Nuova Europa” sponsorizzata da Washington, che ne ha fatto lo zoccolo duro per imporre all’Europa le proprie politiche contro Mosca. Ma adesso, con Londra fuori dai giochi per la Brexit e gli Usa in preda alla più totale confusione per il cambio di Amministrazione, il loro peso politico si è ridotto di molto, come la capacità d’interdizione delle politiche comuni.

La loro paura di una Europa a due velocità è quella di essere relegati lontano dai centri decisionali, vedendo scemare l’attenzione avuta da Bruxelles verso di essi (aiuti largamente concessi e indulgenza verso posizioni politiche quantomeno discutibili). La stessa minaccia fatta da Hollande, di ridurre i fondi Ue alla Polonia per il suo inaccettabile comportamento, che ha fatto infuriare Beata Szydlo, la dice tutta sul cambiamento di clima adesso che Washington guarda altrove e Londra si è messa fuori con la Brexit.

Ora, in prospettiva del Vertice straordinario di Roma, si apriranno le trattative per ricucire; a spingere è soprattutto la Merkel che ha bisogno di quei Paesi che rientrano nella propria area d’influenza economica, ed è da essi che ha preso una parte consistente del peso politico all’interno della Ue.

Con tutto probabilità si arriverà al solito compromesso sul concetto di Europa a due velocità, qualunque cosa ciò voglia dire, ma ci sono da registrare almeno due sviluppi: è avvenuta una frattura negli equilibri interni alla Ue esistenti fino a poco tempo fa, una frattura che comporta il ridimensionamento del peso e degli interessi politici del gruppo di Paesi che erano nei fatti i più fedeli portatori delle politiche di contrapposizione con la Russia. Al contempo, si è incrinata la base di potere della Germania, che più difficilmente potrà contare sull’indiscussa obbedienza di quei Paesi.

Dove potrà portare lo slogan Europa a due velocità (e che significato gli si vorrà dare in concreto) è troppo presto per ipotizzarlo, e tanto meno lo si può fare con gli sviluppi che sta innescando, ma è un fatto che l’autoemarginazione di Londra e la momentanea paralisi che regna a Washington stiano facendo scricchiolare il sistema che controllava la Ue fino a poco tempo fa.

Immaginare rivolgimenti sostanziali è fuori luogo, ma nulla è eterno e, in un contesto di rapidi mutamenti in tutto il mondo, potrebbe aprirsi uno spiraglio per attenuare l’attuale cappa di totale asservimento che grava sull’Europa.

di Salvo Ardizzone

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