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Damasco: quattro milioni di civili senza acqua

Salvo Ardizzone il 7 gennaio 2017 - 05:24 in Attualità, Primo Piano

L’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del coordinamento per gli affari umanitari, ha annunciato che, a Damasco, il 70% della popolazione è senza acqua potabile. Il fiume Wadi Barada, che rifornisce la città di acqua, è stato volutamente preso di mira e reso inutilizzabile versando del gasolio. Questo dal 23 Dicembre 2016. La fornitura d’acqua al bacino della capitale siriana si basa, principalmente, sulle dighe Barada e Fijeh che sono costruite per accogliere le acque del fiume Wadi Barada. E’ il flusso di queste acque a rifornire Damasco e tutti i quartieri che ne fanno parte.

damasco-senza-acquaLe Nazioni Unite hanno fatto notare che la sospensione, resasi necessaria, dell’erogazione dell’acqua potabile, potrebbe causare l’insorgere di malattie. Una situazione che vede nei bambini i soggetti a più alto rischio, e che grava sul bilancio delle famiglie, già pesantemente provate. L’acqua, sino ad oggi, viene reperita attraverso venditori privati, con notevole aggravio di costi e senza avere la sicurezza che l’acqua sia effettivamente pulita, non essendo possibile effettuare controlli.

I quartieri di Damasco ricevono acqua ogni due ore al giorno, ed il costo dell’acqua imbottigliata è vertiginosamente salito; si calcola che circa un quarto del reddito di una famiglia viene speso per acquistarla. L’Esercito siriano e gli alleati stanno operando strenuamente per cercare di ristabilire una forma di normalità e per liberare la valle di Wadi Barada che è stata bloccata dai terroristi.

Il governo di Damasco ha affermato che i takfiri hanno inquinato e reso inutilizzabile l’acqua attraverso l’utilizzo del gasolio, costringendo le autorità a tagliare i rifornimenti idrici. Già in passato, Wadi Barada, era stato preso di mira dai terroristi che avevano tagliato l’erogazione dell’acqua per evitare che l’Esercito siriano progredisse nella zona.

La scorsa settimana, i Ministeri delle risorse idriche e delle amministrazioni locali hanno ordinato alle autorità delle provincie di Rif Dimashq e di Damasco, di cominciare ad utilizzare le riserve idriche sino a quando il problema non verrà risolto. La Siria è teatro di una crisi che dura ormai dal 2011 e questa situazione, si spera momentanea, dell’acqua inquinata, ha dato un ulteriore colpo alla popolazione che si trova sempre di più in una posizione precaria.

Steffan De Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, stima che sono oltre 400mila mila le persone uccise dall’inizio delle ostilità tra “ribelli” e governo di Damasco. L’Onu ha affermato che il suo conteggio non è ufficiale in quanto le vittime potrebbero essere assai di più, poiché non è riuscito a verificare le fonti dalla quale provengono i dati.

di Sebastiano Lo Monaco

 

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