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Cambiamento climatico? Per Trump il CO2 non c’entra

Salvo Ardizzone il 16 marzo 2017 - 04:14 in America, Primo Piano

Dalla data del suo insediamento l’Amministrazione Trump ha fatto di tutto per far parlare di sé; adesso, dopo la riforma sanitaria, dopo le politiche sull’aborto, dopo i bandi anti immigrati, arrivano le dichiarazioni di Scott Pruitt, capo dell’Environmental Protection Agency (Epa), ovvero dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente Usa: “Le emissioni di anidride carbonica? Non incidono sul cambiamento climatico”. Stessa cosa aveva detto Donald Trump durante la campagna elettorale.

cambiamento-climatico-per-trump-&C-il-CO2-non-c'entraLa dichiarazione di Pruit sulle emissioni di anidride carbonica, e sul conseguente cambiamento climatico, sono stare rilasciate alla rete Nbc, e rispecchiano fedelmente quanto sostenuto dall’Amministrazione Trump; posizioni in netta controtendenza rispetto a quelle della comunità scientifica, concorde nel vedere le emissioni incontrollate di CO2 come la causa principale non solo dell’inquinamento, ma anche dell’innalzamento della temperatura.

Pruitt ha continuato sostenendo come sia molto difficile stabilire l’impatto delle attività umane sul clima, che ci sia un immenso disaccordo sul livello dell’impatto (!), che per lui le emissioni di CO2 non siano un fattore primario del cambiamento climatico e del conseguente riscaldamento globale (!!), concludendo che occorre solo continuare a discutere e analizzare dati.

Ma cosa dicono di preciso i dati sull’inquinamento?

In un rapporto del 2013, gli esperti che studiano il fenomeno del cambiamento climatico affermavano che oltre la metà del riscaldamento globale verificatosi tra gli anni 1951-2010 sia da imputare alle emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas serra. In un altro rapporto più recente, la Nasa e la Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) affermano che dalla fine del diciannovesimo secolo, la temperatura del pianeta è aumentata di circa 2,0 gradi. La causa principale? L’aumento dell’anidride carbonica e altre emissioni che si sono aggiunte a peggiorare la situazione.

Per Pruitt, invece, le cose stanno molto diversamente. Pruitt è un avvocato che non ha alcuna competenza scientifica, tuttavia è uno sfacciato negazionista del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, accesamente contrario agli Accordi di Parigi del 2015, ma che, vedi caso ha ricevuto molti (e cospicui) finanziamenti da industrie petrolifere con cui ha avuto diversi rapporti; insomma, per usare un eufemismo, messo all’Epa è la classica volpe nel pollaio.

D’altronde, per l’Amministrazione Trump i rapporti degli esperti non sono altro che un parere come un altro; per questo Pruitt, forte dell’appoggio che gli arriva direttamente dal presidente, non ha avuto remore nell’assumere una posizione del tutto opposta a quella sostenuta dalla comunità scientifica internazionale.

A partire dalla campagna elettorale, Donald Trump si è posto come quello che avrebbe rotto con il passato; un miliardario, digiuno di politica, che è riuscito a convincere i propri fans d’essere il paladino dell’America profonda, colui che avrebbe evitato qualsiasi compromesso con istituzioni finanziarie ed establishment. Alla prova dei fatti, e non ci voleva certo molto per prevederlo, lui e la sua Amministrazione si stanno dimostrando il proseguimento di politiche ancora più stantie delle precedenti. Vecchi miliardari che si fingono dei rivoluzionari da strapazzo per rubare voti e consensi parlando alla pancia della popolazione.

L’amministrazione Trump altro non è che la portatrice degli interessi del vecchio blocco industriale, ed è un fatto che i vecchi industriali abbiano sempre visto i dati sull’ambiente, sul cambiamento climatico e sulle norme per regolarizzarlo come ostacoli che si frappongono al raggiungimento del dio denaro. Le dichiarazioni di Pruitt sul cambiamento climatico ne sono l’ennesima dimostrazione.

di Sebastiano Lo Monaco

 

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