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Bosnia: si riaprono le ferite della guerra

Salvo Ardizzone il 11 gennaio 2017 - 04:58 in Attualità, Primo Piano

Il 9 gennaio i serbi di Bosnia hanno celebrato il 25° anniversario della costituzione della Republika di Srpska (Rs); una folla ha sfilato per le strade di Banja Luka per commemorare l’evento che diede il via alla guerra che causò oltre 100mila morti in tre anni.

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La guerra, macchiata da massacri e da indicibili sofferenze dei civili, finì con gli accordi di Dayton, che fermarono le ostilità costituendo due diverse entità semi indipendenti, ritagliate essenzialmente su base etnica: la Republika Srpska e la Federazione croato-musulmana della Bosnia – Erzegovina. Una costruzione artificiosa quanto fragile, che il Governo centrale di Sarajevo tenta di tenere insieme con gli scarsi poteri amministrativi che gli sono riservati.

In realtà, la guerra ha scavato un fossato profondo fra le comunità, un fossato che nessuno ha tentato seriamente di colmare; per prima quell’Occidente ipocrita, che con le guerre jugoslave ha puntato a smembrare la Serbia, eliminando un naturale alleato della Russia, salvo piangere lacrime bugiarde sui disastri originati dalle sue politiche.

Per tutti basta ricordare il massacro di Srebrenica: secondo le stime ufficiali, 8372 maschi musulmani massacrati dai miliziani serbi, praticamente sotto gli occhi di un battaglione olandese dell’Unprofor (la missione Onu che doveva garantire la loro sicurezza). Da Dayton le ostilità sono state congelate e la Bosnia, divenuta una caricatura innaturale di Paese, ha continuato a vivere nella camicia di forza dell’intervento internazionale.

Ma la memoria dei Popoli, anche se repressa, riaffiora. Lo scorso settembre, i serbi della Republika di Srpska hanno votato a stragrande maggioranza in un referendum perché il 9 gennaio fosse dichiarato Festa della Repubblica, malgrado il divieto del Governo Centrale e malgrado l’Alta Corte della Bosnia – Erzegovina l’abbia dichiarata illegale perché discrimina le minoranze musulmane e croate che vivono nell’entità serba.

In realtà, secondo l’unanime parere degli osservatori, la sfida al Governo centrale ed alla sentenza dell’Alta Corte punta a minarne l’autorità ed aprire la strada ad un voto sulla secessione.

Il referendum di settembre è stato criticato da Stati Uniti ed Europa, che vedono sbriciolarsi la creatura artificiale da essi creata 25 anni fa, ma Milorad Dodic, il presidente della Republika di Srpska ha già più volte dichiarato che la Bosnia – Erzegovina è uno Stato inutile ed un progetto internazionale fallito.

Malgrado le dichiarazioni rilasciate in occasione dei festeggiamenti del 9 gennaio, secondo le quali nessuno intende rinunciare alla Rs, è nella forza delle cose che l’entità serba aspiri a ricongiungersi con la Serbia, abbandonando la Bosnia – Erzegovina, una caricatura costruita in laboratorio dalle cancellerie occidentali. Ma è assai difficile che la legittima aspirazione di un Popolo di riunirsi a quella che considera a tutti gli effetti la propria Patria possa essere accolta; e più che mai adesso, nel violento clima antirusso finora rinfocolato ossessivamente a Washington (e quindi a Bruxelles), visto che Belgrado continua a conservare ottimi rapporti con Mosca.

È una nuova crisi quella che si apparecchia nei Balcani; l’ennesimo frutto velenoso maturato fra Stati Uniti ed Europa in nome di una criminale egemonia.

di Salvo Ardizzone

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