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Belt and Road Initiative: il mondo alla corte di Xi Jinping

Salvo Ardizzone il 16 maggio 2017 - 04:40 in Attualità, Primo Piano

Il 14 e 15 maggio, 28 Capi di Stato e di Governo e 70 Ministri sono accorsi in Cina per il Forum Belt and Road for International Cooperation. A Pechino, il presidente Xi Jinping ha presentato al mondo il suo progetto lanciato nel 2013, che promette una valanga d’investimenti (nelle speranze della leadership cinese mille miliardi di dollari entro il 2026) per costruire una rete d’infrastrutture terrestri e marittime finalizzate a unire la Cina all’Europa.

Belt and Road Initiative il mondo alla corte di Xi Jinping

In realtà, i sei corridoi terrestri e marittimi della Belt and Road Initiative (Una Cintura Una Strada, ovvero le Nuove Vie della Seta) più e prima di un colossale progetto infrastrutturale organico (al momento non lo è affatto), obbediscono a due priorità essenziali: fare avanzare l’influenza geopolitica di Pechino attraverso una serie d’investimenti e dirottare su di essi la mostruosa sovrapproduzione dell’economia cinese, drogata da enormi sovvenzioni statali.

Sia come sia, i circa 80 Mld d’investimenti già annunciati per lo sviluppo della Belt and Road Initiative fra capitali assegnati a un Fondo dedicato e prestiti erogati da Istituzioni finanziarie di Pechino o da essa controllate (China Development Banck. Export-Import Bank of China, etc.) sono un boccone troppo allettante per le economie di tutto il mondo, che sono corse alla corte di Xi Jinping per assicurarsene una fetta. A prescindere da ogni altra considerazione.

Tuttavia, nel giorno dell’apertura del Forum che sanciva la centralità di Pechino sul palcoscenico mondiale, per l’ennesima volta un missile nord coreano ha solcato i cieli finendo nel Mar del Giappone; un gesto che ha voluto marcare un segnale di Pyongyang lanciato alla comunità internazionale riunita in Cina, per ricordare a tutti il peso acquisito con il proprio arsenale; a Washington, per rimarcare la propria pericolosità ed a Pechino, per affermare la propria indipendenza.

Un gesto che non è affatto piaciuto a Xi Jinping, che alla celebrazione della Belt and Road Initiative aveva invitato una delegazione della Corea del Nord, per tentare di recuperarla e legarla a sé. E che la crisi coreana sia considerata dalla leadership cinese un elemento di disturbo da regolare in separata sede, è testimoniato dal fatto che Xi Jinping non abbia speso una parola su di essa nel discorso con cui ha presentato il Forum e i suoi obiettivi.

La Belt and Road Initiative è una scommessa ambiziosa, lanciata da Pechino per superare le criticità del proprio sistema (tante) ed affermare la propria egemonia su una parte sempre più ampia del mondo. Una scommessa per adesso aperta, ma che coinvolge l’economia globale ed anche l’Italia.

A tal proposito, il premier Gentiloni era l’unico leader del G7 presente al Forum, nel tentativo di sponsorizzare l’Italia quale terminal dei flussi economici e commerciali della Belt and Road Initiative. Quanto il Sistema Paese italiano sia poi in grado di cogliere l’opportunità con atti concreti è tutt’altra storia. Come sempre.

di Salvo Ardizzone

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