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Approvata la Brexit, la Scozia sfida Londra

Salvo Ardizzone il 15 marzo 2017 - 04:53 in Europa, Primo Piano

Approvata la Brexit: il Parlamento inglese, dopo aver respinto i due emendamenti proposti dalla Camera dei Lords, ha autorizzato il Governo a procedere; adesso, dopo la firma della Regina, la premier Theresa May potrà invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, entrando nel vivo delle trattative per l’uscita dalla Ue.

approvata la Brexit la Scozia sfida Londra

Tuttavia, sulla strada della Brexit è caduto il macigno lanciato da Edimburgo: la prima ministra scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato di voler indire un nuovo referendum sull’indipendenza, da tenersi fra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019. Non sono date scelte a caso: la nuova consultazione dovrebbe svolgersi quando il quadro della separazione dalla Ue sarà abbastanza chiaro, ma non ancora definito.

La Scozia ha votato in massa per il Remain (62%) e la Sturgeon intende cavalcare l’umore della maggioranza della popolazione, accusando Londra di non aver accettato nessuna delle richieste di condizioni speciali avanzate da Edimburgo, e di aver impedito ogni tentativo di compromesso opponendo un’assoluta intransigenza.

La prospettiva è che, approvata la Brexit, per il Governo di Londra si apra una difficile partita con la Ue, appesantita dallo scontro, che si prevede incandescente, con gli indipendentisti scozzesi. Intanto, la prima reazione di Theresa May è stata brusca, con una serie di critiche alla decisione della Sturgeon.

Ad autorizzare il nuovo referendum sarà il Parlamento di Westminster, e se tre anni fa David Cameron lasciò fare, riuscendo in extremis a vincere la scommessa, stavolta Theresa May potrebbe decidere diversamente. Sarà una scelta comunque difficile, perché se rinviare il voto a dopo l’uscita del Regno Unito dalla Ue permetterebbe al Premier di negoziare con Bruxelles senza il fiato del referendum scozzese sul collo, allungare troppo i tempi o, peggio, negare il voto, le farebbe pagare un prezzo politico pesantissimo, riempiendo di consensi i separatisti.

Approvata la Brexit, il destino del Regno Unito si gioca nel prossimo anno e mezzo fra due donne che hanno scommesso il loro futuro politico: Theresa May deve riuscire a chiudere il negoziato con Bruxelles in modo soddisfacente (soprattutto per gli interessi di una City sempre più preoccupata) ottenendo condizioni di favore in campo finanziario e concedendo il meno possibile ai negoziatori della Ue, divisi fra loro ma irritati, e decisi ad ottenere vantaggi per i loro sistemi finanziari che potrebbero soppiantare proprio la City. E deve farlo cercando di non mandare in pezzi un Regno sempre più disunito.

Nicola Sturgeon deve garantire un Popolo che ha visto approvata la Brexit dopo aver votato in larga maggioranza contro, ed è ora più che mai insofferente verso Londra.

Comunque vada, la May pare decisa a notificare l’articolo 50 a fine mese, per evitare che si accavalli con il Vertice straordinario di Roma del 25 e lasciar decantare l’annuncio della Sturgeon. In ogni caso, anche per gli indipendentisti la strada non è semplice perché, anche se la Scozia dovesse approvare l’indipendenza, dovrebbe rifare tutta la procedura di adesione, con la Spagna che si metterebbe di traverso per non aprire la strada alla Catalogna.

Sia come sia, approvata la Brexit, si è aperta una difficile partita che fra indipendentismo scozzese e le rinnovate rivendicazioni in Nord Irlanda, potrebbero disintegrare il Regno Unito riducendolo ad una “Little England”.

di Salvo Ardizzone

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